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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

La città non dimentica: dieci anni dalla morte del maggior drammaturgo perugino

Artemio Giovagnoni non è più tra noi, ma vivrà per sempre attraverso la sua pagina. Nel decennale, un pensiero riconoscente per quanto ha fatto a favore di Perugia e di tutti noi. Ciao, Artemio!

Mesto decennale dalla scomparsa del grande perugino Artemio Giovagnoni, il maggior drammaturgo perugino. Artemio, quando  è deceduto nella sua casa della Trinità, avrebbe a breve compiuto i 85 anni, essendo nato alla vigilia di Natale del 1922. Fu insigne scultore e docente all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, presso la quale formò generazioni di studenti.

Le sue opere sono sparse nei più prestigiosi musei del mondo, ma fanno anche bella mostra di sé in luoghi pubblici, chiese, cappelle monumentali del nostro territorio. Tra i suoi bassorilievi ricordiamo quelli al Duomo di Perugia, la Porta del Giubileo, il bel portale di Madonna Alta, il Paliotto della Chiesa di Corciano. Fu soprattutto medaglista di rara qualità.

Pur essendo stata la scultura il suo vero mestiere, ci raccontava un divertente aneddoto secondo il quale, al termine di uno spettacolo al piccolo teatro di San Martino, una signora – che evidentemente ne conosceva solo le attitudini drammaturgiche – esclamò meravigliata: “Perché, voi fate anche lo scultore?”.

Nella scrittura Artemio si spese con generosità e con risultati pregevoli. Fu figlio degli Oratori Salesiani presso i quali, insieme a Paolo Granozzi (suo amico e apprezzato attore), si espresse con giocoso entusiasmo. Non molti sanno, ad esempio, che fin da giovane, al tempo del trionfo dell’avanspettacolo, scrisse riviste insieme a Caini, Bicini e Cutini. Egli stesso era impareggiabile nell’interpretare i ruoli femminili che riusciva a colorire con mille sfaccettature. Amava la regia e la scrittura, attività nelle quali raggiungeva l’eccellenza. “Due amici per Valeria”, scritta per Fausta Bennati, fu un varietà memorabile. Collaborò per quattro anni con Franco Bicini alla stesura dei testi del formidabile “Qua e là per l’Umbria”, che raccolse intorno a sé il consenso della comunità regionale.

Nel 1972 fondò il Teatro della Turrenetta, in cui accolse un gruppo di attori dei “Raspanti” (Bennati, Nicolia) in scissione, per motivi ideologici, dalla compagine de “La Fontemaggiore”. Scrisse oltre trenta commedie: una ventina tutte sue, una decina come adattamenti da  De Benedetti, Molière, Feydeau, Eduardo, Caglieri. Era un “traduttore” formidabile, sia sul piano linguistico che su quello della trasposizione ambientale. Fu insuperato maestro nel dialetto perugino che seppe piegare ad esprimere tutta la possibile gamma dei sentimenti. Operava non solo sul registro del comico, ma sapeva far piangere il suo pubblico, con situazioni e personaggi intrisi di sconfinata umanità.

Opere come “L’annataccia” e “Separazione consensuale” hanno divertito migliaia di spettatori. Quest’anno il suo ex gruppo (“Città di Perugia”) riproporrà “Beniamino Ciofetta, appaltatore”, nata come “Il quartierino”. Il lavoro che  ha mietuto successi in concorsi in varie parti d’Italia.

Artemio amava occuparsi di storia. Scrisse poesie divertenti, ma anche intrise di dolcezza. Formidabile affabulatore, era conquistato dal palcoscenico e, alla fine di ogni spettacolo, si presentava in proscenio per ricevere l’applauso. Il pubblico amava le sue commedie e sapeva che Artemio aveva portato ovunque il nome di Perugia, insieme al carattere riservato e generoso, ma non privo di umorismo, e qualche asprezza, della rustica gente umbra.

Artemio Giovagnoni non è più tra noi, ma vivrà per sempre attraverso la sua pagina. Nel decennale, un pensiero riconoscente per quanto ha fatto a favore di Perugia e di tutti noi. Ciao, Artemio!

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