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Braccialetto elettronico per uno dei detenuti della sommossa a Capanne, ma non funziona

L'uomo era stato trasferito da Perugia e Pesaro dopo i disordini. Adesso è ai domiciliari, ma il segnale d'allarme scatta senza motivo

Il braccialetto elettronico funziona male e suona in continuazione, a rischio la detenzione domiciliare.

Protagonista della vicenda un cittadino straniero, difeso dall’avvocato Gaetano Figoli, al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. L’apparecchio, però, oltre ad essere stato messo a disposizione con forte ritardo (non era immediatamente disponibile), non sembra funzionare.

Se il soggetto si muove per casa, il braccialetto si mette a suonare, anche all’interno del perimetro stabilito dal sistema di tracciabilità. Forse per un problema di batterie o per malfunzionamento dello stesso.

Il destinatario del provvedimento era in carcere, a Capanne, ma poi era stato trasferito a Pesaro in quanto aveva preso parte alla sommossa del 30 agosto, con materassi bruciati e proteste. Riportata la calma in carcere erano stati trasferiti cinquanta detenuti ritenuti pericolosi. Adesso la concessione dei domiciliari in provincia di Perugia.

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