Umbria, detenuto colpisce con calci e pugni un agente e morde un infermiere: due feriti

La denuncia dell'accaduto arriva dal Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria. Il detenuto ha aggredito entrambi, senza un motivo

Un’altra violenta aggressione ai danni dei poliziotti penitenziari. Questa volta la notizia arriva da Terni dove un detenuto ha aggredito con calci e pugni un agente per poi scagliarsi contro un infermiere, accorso in aiuto del poliziotto.

A denunciare l’accaduto è il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria attraverso il segretario nazionale per l’Umbria, Fabrizio Bonino. “Questa volta l’ennesimo episodio violento che ha visto coinvolto un detenuto si è svolto fuori dal penitenziario ternano, il detenuto infatti che si è reso responsabile dell’aggressione è piantonato presso il locale nosocomio”. “Di origini italo bosniache, ventenne, affetto da disturbi mentali, era stato trasferito dall’Ospedale di Orvieto, dopo un tentativo di suicidio nella Casa Reclusione di Orvieto, al “S.Maria” di Terni in rianimazione. Le sue condizioni erano gravi ma non era in pericolo di vita, tanto che, dopo qualche giorno, era stato trasferito al Reparto “Medicina d’Urgenza”.

Nel pomeriggio di ieri, intorno alle cinque del pomeriggio, il detenuto è sceso dal letto ed ha scaraventato a terra l’agente di polizia penitenziaria per poi infierire con calci e pugni e a colpirlo con una sedia. Intervenuto l’infermiere per soccorrere il poliziotto, è stato morso ad un braccio dal detenuto. Entrambi feriti, per loro la prognosi è di sette giorni.

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Il Sappe denuncia infine il quotidiano e sistematico ricorso di visite mediche in ospedali e centri medici fuori dal carcere, con contestuale massiccio impiego di personale di scorta appartenente alla Polizia Penitenziaria, per la diffusa presenza di patologie tra i detenuti: “Dal punto di vista sanitario la situazione delle carceri è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo fa capire ancora di più come e quanto è particolarmente stressante il lavoro in carcere per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”.

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