Gettano olio per terra e incitano i compagni di cella alla rivolta, undici detenuti nei guai

L'episodio era avvenuto nell'estate del 2017, la protesta scatenata dalla mancanza di acqua fredda, carta igienica e generi di prima necessità

Potrebbe sembrare una barzelletta: Ci sono due romani, un avellinese, tre tunisini, tre albanesi, un nigeriano e un palestinese-israeliano (perché la burocrazia non è sicura della geografia e quindi mette insieme due nazioni sulla base degli accordi del 1948) in tribunale … perchéé fomentavano una rivolta in carcere.

Difesi dagli avvocati Virginia Marchesini, Daniela Paccoi, Barbara Romoli, Simone Manna, Laura Filippucci e Silvia Pizzi, devono rispondere del reato di interruzione di servizio o ufficio pubblico perché il 29 giugno del 2017 “in quanto detenuti presso la casa circondariale Capanne di Perugia, rifiutandosi di rientrare nelle rispettive camere detentive di pernottamento, fomentando ed aizzando altresì alla protesta gli altri compagni di detenzione della sezione …,” gettavano olio per terra e minacciavano di fare fuoco a tutto quanto.

La situazione sembrava tornare alla calma dopo l’intervento del comandante degli agenti della Polizia penitenziaria, a che se i detenuti “turbavano (dalle ore 21.30 circa alle successive ore 00.30) la regolarità dei servizi interni dell’istituto carcerario, causando ritardo delle operazioni di chiusura dei detenuti, delle relative operazioni di accertamento del numero di detenuti ristretti nonché il ritardo nella somministrazione da parte del personale paramedico delle terapie serali”.

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A protestare erano stati una quarantina di detenuti, ma sotto processo sono finiti in undici. A scatenare la protesta era stata la mancanza di acqua fredda, ma solamente quella calda (era fine giugno), di non avere carta igienica, suppellettili ed oggetti di prima necessità. Dopo questi episodi molti detenuti erano stati trasferiti in altri istituti penitenziari.

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