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Casi irrisolti - L'omicidio di Mara Calisti, il mistero del delitto della "camera chiusa"

La donna venne uccisa il 14 luglio 1993 nella sua abitazione di Todi. Il colpevole non è stato mai trovato

L'omicidio di Mara Calisti è irrisolto dal 14 luglio 1993. Il colpevole non è stato mai trovato. Il primo a finire sotto accusa è il padre Mario che viveva con lei, ma viene prosciolto una prima volta. Inquisito di nuovo nel gennaio del 1998, è definitivamente prosciolto da ogni accusa "per non aver commesso il fatto" il 5 marzo 2001.

mara calisti-2Quello di Mara Calisti è un esempio di “delitto a camera chiusa”. Mara era sola in casa con il padre la sera in cui venne uccisa. Alle 3.30 di notte entra nella stanza del genitore, ha il tempo di dire “guarda cosa mi hanno fatto” e muore per una ferita di coltello o cacciavite che le ha tranciato l'aorta. Un colpo per il medico legale non sembra inferto per uccidere, ma sferrato in un momento di ira.

Le indagini non sono mai riuscite a fare chiarezza su questo delitto. Non è mai stato identificato l’autore della telefonata allo studio dell'avvocato presso il quale la donna lavorava. Nella telefonata si diceva di indagare tra i corsisti dell’università della terza età. Prima di essere uccisa Mara Calisti aveva frequentato un giovane, originario di Terni, con precedenti penali, si diceva, ma questa persona non è mai stata trovata. Come resta un mistero l’asserito aborto pochi giorni prima di essere uccisa.

Mara e il padre si trovavano nel vecchio appartamento di Todi, mentre il resto della famiglia nella nuova abitazione. I carabinieri accorrono sul posto e trovano l’uomo con il corpo della figlia in braccio. I vicini sono sgomenti. Le porte e le finestre sono chiuse e non ci sono segni di effrazione. Chi ha ucciso aveva le chiavi o è stato fatto entrare. Forse anche per questo le indagini si indirizzano verso il padre, l’unica persona a trovarsi in casa con la ragazza.

Pochi minuti dopo le 3.30, a delitto compiuto, un vicino sente il rumore del portone, pesante, che si chiude sbattendo. Forse è l’assassino che fugge. Un’altra inquilina dice ai carabinieri di aver sentito suonare il campanello, per errore visto che cercava il pulsante dell’illuminazione, di una delle abitazioni poco prima che le urla del signor Calisti svegliassero tutto il palazzo.

Per il medico legale è impossibile, vista la ferita, che la giovane sia riuscita a camminare dalla sua stanza a quella del padre: sarebbe morta prima o è stata pugnalato nella seconda stanza. Nella cassetta degli attrezzi del padre della giovane viene trovata una goccia di sangue di Mara. Le tracce di sangue, però, portano dalla camera della ragazza a quella del genitore. Sula scia di sangue, però, non ci sono le impronte dei piedi della vittima.

Si ipotizza anche la presenza di un ladro che aveva visto fare parte del trasloco e pensava di trovare la casa vuota. Viene sospettato un professionista, forse amante della giovane, ma la sera del delitto ha un alibi: era con la moglie e degli amici.

La trasmissione "Chi l'ha visto?", nel 2016, si è occupata del caso, ma senza risultati.

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