Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

La mania rubricatoria degli imbrattatori, più o meno travestita da protesta politica, deturpa la città

Qualcuno ipotizza che si tratti della stessa mano e dello stesso pennarello dello sfregio al busto di Miliocchi

La mania rubricatoria degli imbrattatori, più o meno travestita da protesta politica, deturpa la città.

La notizia non stupisce più di tanto. Anche perché le chiese (come in questo caso) sono bersaglio prediletto dei sedicenti atei o, se volete, agnostici. O infine, se preferite, analfabeti democratici, prototipo di sciocca intolleranza.

Ricordo che la Cappella vanvitelliana dell’Università – era allora rettore monsignor Elio Bromuri – fu deturpata da una scritta rubricata in cui si affermava di apprezzare “la chiesa che brucia”.

Ormai ci si fa poco caso. Ma ciò che meraviglia – o forse non meraviglia più di tanto – è l’infimo profilo culturale di questi soggetti, nati e restati ignoranti fin nel midollo.

È infatti stupido, oltre che blasfemo, criticare don Luigi Piastrelli, un personaggio che venne addirittura osteggiato dalle gerarchie cattoliche per il suo anticonformismo, sub specie di modernismo. Circostanza che lo portò all’isolamento. Ma non nelle menti e nei cuori dei tanti giovani che affollavano le soffitte della chiesa di S. Agata, per seguirne l’esempio e ascoltarne la parola. Non solo quelli della FUCI, ma ragazzi di ogni orientamento.

Ora quello sfregio inqualificabile sulla pietra che lo ricorda, omogeneizzando don Piastrelli al giudaismo più bieco. Qualcuno ipotizza che si tratti della stessa mano e dello stesso pennarello dello sfregio al busto di Miliocchi. Poco importa. Un solo consiglio a questi scellerati: studiate, asini!

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