Cronaca

Ddl Zan, le ragioni del "sì" - Stefano Bucaioni: "Una legge per contrastare violenze e discriminazioni"

Il presidente di Omphalos Perugia: "La legge non limita la libertà di espressione, ma solo chi istiga alla violenza"

Il Vaticano ha chiesto al governo italiano di modificare il ddl Zan, il disegno di legge contro l'omofobia. Secondo la Segreteria di Stato violerebbe 'l’accordo di revisione del Concordato'. La nota del Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati monsignor Paul Richard Gallagher è stata consegnata all'ambasciata italiana presso la Santa Sede una nota a firma.

Abbiamo chiesto a Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Perugia di chiarire il perché di un tale disegno di legge e rispondere alle critiche di chi si dice contrario al provvedimento.

Si parla molto del disegno di legge Zan-Scalfarotto. Ci può aiutare a spiegare in breve di cosa si tratta?

“Lo scopo della proposta di legge Zan è la prevenzione dei fenomeni di omofobia e transfobia, da una parte tramite l’estensione dei reati d’odio (istigazione a delinquere e/o atti di violenza) anche all’orientamento sessuale, all’identità di genere e al genere, dall’altra tramite una serie di proposte attive che educhino e sensibilizzino al rispetto verso tutte e tutti. Si tratta di una legge che è già in vigore nella maggior parte dei paesi europei e che ha prodotto solo effetti positivi nel contrasto alle discriminazioni e alle violenze”.

Si sentiva la necessità di tutelare oltre alle norme previste nel codice penale alcune categorie di cittadini?

“La norma, che contiene per gran parte proposte attive di prevenzione, include anche l’estensione delle aggravanti penali previste dalla legge Mancino. Va ricordato che la Legge Mancino è già in vigore da decenni per i reati d’odio verso la razza, l’etnia o la religione. Quindi già oggi è prevista una tutela speciale per alcune categoria di cittadini, se così vogliamo chiamarla. Quello che prevede il ddl Zan è l’estensione di queste categorie anche all’orientamento sessuale, all’identità di genere e al genere. Nessuna norma speciale per omofobia e transfobia quindi, ma solo l’estensione di quello che già oggi viene applicato per i reati d’odio in ragione, ad esempio, del credo religioso”.

Cosa rispondete a chi parla di compressione del diritto alla libertà di espressione?

“È palesemente falso sostenere che la legge rappresenti un pericolo per la libertà di espressione. La legge, infatti, non limita in nessun modo la libertà d’opinione, bensì gli atti discriminatori; chiunque potrà continuare a esprimere il proprio dissenso nei confronti del matrimonio omosessuale o dell’estensione delle adozioni a coppie dello stesso sesso, ad esempio. Sarà invece punito con un’aggravante istigare alla violenza o commettere atti di violenza contro le persone in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere”.

L’autodeterminazione sessuale ed i concetti di orientamento sessuale e identità di genere possono portare a valutazione errate, si pensi alle recenti critiche nel mondo dello sport o ai casi di detenuti trasferiti in carceri femminili?

“Un'altra critica frutto della disinformazione: il ddl Zan non darà la possibilità a un uomo ‘di definirsi donna’ o viceversa senza una ‘certificazione’ ufficiale. Il ddl non regolamenta infatti la transizione di genere, che è regolata invece dalla legge n.164 già in vigore dal 1982. A monte c’è l’idea che ottenere il riconoscimento giuridico del cambiamento dell’identità di genere sia così semplice. Ma così non è. Il procedimento per ottenere un documento con la propria identità di genere e un nuovo nome è molto lungo e richiede procedure burocratiche e/o mediche laboriose, un percorso estremamente difficoltoso da portare a termine, che tra l’altro dovrebbe essere oggetto esso stesso di revisione”.

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