Daspo al tifoso della Roma dopo l'amichevole con il Perugia, il Tar conferma: "Socialmente pericoloso"

Rissa sfiorata prima della partita del luglio 2019 nel piazzale davanti allo stadio Curi. Il Questore aveva emesso dodici provvedimenti contro altrettanti ultras

La rissa sfiorata nel parcheggio dello stadio Curi prima dell'amichevole con la Roma è costata dodici Daspo ad altrettanti tifosi della Roma. Divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive per tre anni, anche se il contatto tra tifoserie era stato evitato dalle forze dell'ordine.

Un tifoso della Roma raggiunti dal provvedimento del questore di Perugia, però, hanno fatto ricorso davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria, difesi dall’avvocato Federico Puggioni, chiedendo l'annullamento del provvedimento.

Il provvedimento “vietava ad … per la durata di tre anni l’accesso ai luoghi del territorio nazionale ed estero ove si svolgono tutte le manifestazioni sportive di Calcio di coppa Italia, coppe internazionali, campionato e amichevoli alle quali partecipino squadre di calcio militanti in campionati nazionali professionistici e dilettantistici regolarmente iscritte alla Figc; in tutte le competizioni ufficiali ed amichevoli delle rispettive nazionali italiane, nonché di restare ad una distanza di 400 metri (fatte salve le esigenze lavorative) dai luoghi antistanti gli stadi in occasione delle partite cui partecipano le predette squadre, le stazioni ferroviarie interessate all’arrivo e partenze dei convogli delle tifoserie in occasione dei citati incontri, piazzali adibiti alla partenza, arrivo e sosta dei mezzi che trasportano le tifoserie medesime e le squadre di calcio, i luoghi di allenamento, compresi i luoghi di ritiro, di arrivo e partenza delle squadre di calcio”.

Secondo il ricorrente “la condotta imputata” non “sarebbe idonea a causare allarme o pregiudizio e, comunque, a consentirne l’inquadramento fra le persone socialmente pericolose”, il diniego di accedere al fascicolo, inoltre, “non avrebbe consentito al ricorrente di comprendere l’addebito e, conseguentemente, di tutelare la propria posizione”. Dall’istruttoria, poi, non si “comprendere perché sia stato imposto il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per tre anni e non per un periodo minore”. I fatti si sarebbero svolti nel piazzale davanti allo stadio, cioè un luogo diverso rispetto “alle sedi di competizioni sportive cui si applica il divieto in contestazione” cosa che “renderebbero una misura avulsa dalla condotta del ricorrente e sproporzionata rispetto alla finalità del contrasto alla violenza in occasione delle manifestazioni sportive”.

Per i giudici amministrativi dalle fotografie prodotte dalla Digos il tifoso “è stato chiaramente identificato quale persona che gridava ripetutamente nei confronti della tifoseria avversaria frasi di sfida per incontrarsi, usando parole ed atteggiamenti minatori, cercando in più occasioni di raggiungere i perugini, rimanendo tra gli ultimi a ridosso delle forze dell’ordine che lo contenevano”.

Quanto agli altri motivi, per i giudici, sono privi di “pregio”o “non colgono nel segno”, soprattutto in relazione all’appurata “pericolosità del ricorrente, dalle quali risulta che lo stesso è stato segnalato in ordine ai reati di porto di armi od oggetti atti ad offendere, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituite e delle forze armate, resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale, omicidio doloso in concorso, rissa aggravata, lesioni personali in concorso”, nonché già oggetto di un Daspo per cinque anni, comminato dopo uno scontro con i tifosi del Verona.

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Da qui la decisione di respingere il ricorso e condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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