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Violano il Daspo per andare alla partita e ne beccano un secondo, nei guai gruppo di tifosi

Nel ricorso dal Tribunale amministrativo regionale affermano di non essere mai stati denunciati, ma risultano indagati in Procura

“Signor giudice, i miei clienti sono rispettabili tifosi, senza macchia alcuna”. Ed è con queste motivazioni che un gruppo di ultras si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale contestando il Daspo che avevano ricevuto per aver violato un precedente provvedimento di divieto di partecipare a manifestazioni sportive dopo alcuni comportamenti scorretti al termine di una partita del Perugia. I giudici amministrativi, dopo aver analizzato il passato e la fedina penale del gruppo, ha optato per la correttezza del provvedimento del questore di Perugia.

Il gruppo di tifosi ha contestato la validità del provvedimento del questore di Perugia con il quale si vietava loro “di accedere in tutti i luoghi in cui si svolgono tutte le manifestazioni sportive di calcio, di Coppa Italia, tutte le competizioni ufficiali ed amichevoli delle rispettive nazionali italiane, nonché di restare ad una distanza di 400 metri dai luoghi antistanti gli stadi in occasione delle partite cui partecipino le predette squadre, le stazioni ferroviarie interessate all’arrivo e partenze dei convogli delle tifoserie in occasione dei citati incontri, i piazzali adibiti alla partenza, arrivo e sosta dei mezzi che trasportino le tifoserie medesime e le squadre di calcio, i luoghi di allenamento, compresi i luoghi di ritiro, di arrivo e partenza della squadra di calcio del Perugia, per la durata di anni cinque a decorrere dalla data di scadenza del precedente provvedimento Daspo”.

Secondo i tifosi “da una verifica presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Perugia non sembra che gli odierni ricorrenti siano stati denunziati per la violazione del Daspo” e che la Questura aveva commesso un errore “nel ritenere sospendibile l’esecuzione del secondo Daspo comminato ai ricorrenti e di poterla differire ad altra epoca per diverse ragioni”.

I giudici amministrativi hanno subito osservato “che non appare corrispondere alla realtà quanto sostenuto circa l’assenza di procedimenti penali a carico degli odierni ricorrenti, stante la pendenza” di un procedimento ancora in fase di indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, proprio in relazione alla violazione di un precedente Daspo. Ne consegue che i motivi di ricorso appaiono infondati, sia perché non è mai stato presentata opposizione contro il primo Daspo, e il secondo è la conseguenza della violazione del primo.
Da qui il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali, liquidate in 3mila euro.

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