Cronaca

Daspo ai tifosi perugini per lo striscione anti Turchia, il Tar annulla: "Dare del terrorista al premier è diritto di critica"

La Digos aveva sequestrato tutto e il questore aveva emesso divieti di partecipare a manifestazione sportive da 18 mesi ad 1 anno. I giudici amministrativi accolgono il ricorso

Bandiera anti turche al Pala Evangelisti per una partita della Sir e per il tifoso scatta il Daspo in base alla legge Mancino. Il tifoso, difeso dagli avvocati Azzurra Pellegrini, Silvia Serangeli e Pietro Giovannini, è stato raggiunto dal provvedimento di divieto di assistere a manifestazioni sportive in quanto “in occasione dell’incontro di Volley valevole per il campionato Champion League CEV tra le squadre del Sir Safety Perugia e Halkbank Ankara svoltosi in Perugia presso il PalaEvangelisti in data 21.3.2018 alle ore 21.30, nel corso del terzo set, un gruppo di persone che si trovavano sulla gradinata superiore del palazzetto, lato spogliatoio squadra locale, esponeva” uno striscione e “un drappo raffigurante una stella con all’interno due bandiere, il volto di una donna e due combattenti” con chiaro intento anti turco. Il Daspo emesso era della durata di un anno e riguardava le manifestazioni sporte di pallavolo e di calcio, con divieto di frequentate stadi e palazzetti “a partire da due ore prima dell’inizio e due ore dopo il termine e per una distanza di metri 400”, ma anche stazioni ferroviarie, autogrill e luoghi di ritrovo di tifosi.

L’uomo ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria sostenendo che “l’iniziativa era finalizzata a criticare la politica dal premier” turco “in relazione all’invasione della regione” curda “avvenuta pochi giorni prima e che aveva determinato significative perdite in termini di vite umane militari e civili, con l’intento anche di sensibilizzare alla vicenda gli spettatori presenti all’incontro”. Gli agenti della Digos della Questura di Perugia sequestravano lo striscione e identificavano le persone coinvolte.

I giudici amministrativi hanno condiviso “le censure formulate dal ricorrente all’indirizzo del provvedimento impugnato”, ritenendo illegittimo il provvedimento “per omissione della comunicazione di avvio del relativo procedimento in mancanza della allegazione di un’urgenza qualificata tale da costituire valida ragione di impedimento della partecipazione dell’interessato”. Sono “meritevoli di accoglimento”, inoltre, “le ben più pregnanti censure rivolte dal ricorrente al merito delle valutazioni svolte dall’amministrazione nell’emanazione del divieto di polizia oggetto di giudizio”, a partire dal fatto che “la vicenda si svolse non in un luogo pubblico, bensì aperto al pubblico” e mancando qualsiasi “pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica ed il preteso incitamento alla violenza”.

Quanto alla diffamazione per aver dato del “terrorista” al premier turco, “deve rilevarsi che le espressioni utilizzate nello striscione di che trattasi, seppur esprimendo sentimenti di aspra critica rispetto alla condotta di un capo di governo in relazione ad una specifica e grave vicenda”, di per se stesse non “non sono riconducibili ad alcuna forma di incitamento alla violenza, ma costituiscono esercizio del diritto di critica politica costituzionalmente garantito”. Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento del Daspo.

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