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INVIATO CITTADINO Il Cristo di Giovanni Teutonico non è raro e non parla il Venerdì Santo (perché è morto)

La presidente della giunta regionale Catiuscia Marini è negli Usa per raccogliere fondi da utilizzare per il restauro del crocifisso ligneo, danneggiato dal terremoto, per il crollo della chiesa di Santa Maria Argentea di Norcia. Iniziativa meritoria, quella di restaurarlo coi proventi del “gala charity dinner”. Bravi, dunque, a tutti.

C’è comunque da dire che l’opera, pur pregevole, non ha carattere di unicità, infatti Giovanni Tedesco (detto anche “il Teutonico”) ha lasciato numerosi esemplari di questo genere nella nostra regione. “Tempo fa – racconta il restauratore Giovanni Manuali, conservatore dei beni dell’Aba – ne ho scovato un altro, inedito, nei depositi di Bettona, indubitabilmente dello stesso autore”.

Ma l’esemplare più famoso (sempre della fine del Quattrocento), sotto gli occhi dei perugini, è quello dentro San Pietro, perfettamente risanato dallo stesso Manuali (la foto è di ieri). Il principe dei restauratori ci racconta che quando operava all’interno del convento di San Francesco al Prato si recò al suo laboratorio l’attore Dario Fo, rimasto incantato da quell’ingegnoso meccanismo, che volle personalmente provare. Il meccanismo a cordicella che fa muovere lingua (pittata in rosso e ben evidente) è fatto in modo che il frate portatore poteva assecondare i movimenti quando un collega faceva “parlare” il Cristo (ossia, parlava al suo posto).

Ci sono però un paio di svarioni, fatti circolare all’interno della notizia. In una frase attribuita a “esperti della Soprintendenza” un quotidiano  riferisce che quel meccanismo rendeva il Cristo “parlante, in occasione delle celebrazioni liturgiche del Venerdì Santo”. Errore marchiano di chi lo ha affermato. “Per due ordini di motivi”, ci spiega pazientemente Manuali.

Primo: il Venerdì Santo il Cristo è “morto” e dunque non parla. Secondo: viene portato in processione nel catafalco e si tratta di un Cristo disteso e a braccia lungo i fianchi, ossia del tipo di quelli che hanno gli arti superiori imperniati sulla “pallina” che consente di allargarli o chiuderli. Era d’uso “spiccarlo” dalla croce (l’operazione si chiama “scavigliatura”) e accostargli le braccia al busto. Il Cristo di Giovanni Teutonico non è mai stato portato sul catafalco. Infatti è monoblocco, a braccia aperte, e veniva fatto “parlare” in occasione di sacre rappresentazioni in chiesa, sul sagrato o per le vie dei borghi. Sacre rappresentazioni che contemplavano la riproposizione della passione e morte. Ma non il Venerdì Santo, né durante la processione del Cristo morto. Nel corso della quale non può e non deve parlare in quanto, appunto, è “morto”.

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