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Discriminazione e favoritismi, gli avvocati non ci stanno: "Sulle vaccinazioni seguite le indicazioni dell'Asl"

Il Consiglio dell'Ordine in una nota: "Mai abbiamo preteso di essere vaccinati prima di altre categorie a rischio, né tanto meno abbiamo mai chiesto una qualsivoglia precedenza rispetto ai soggetti fragili"

L’Ordine degli avvocati di Perugia interviene sulla vicenda della vaccinazione dei professionisti e sulla presunta corsia preferenziale di cui avrebbero usufruito alcuni appartenenti alla categoria.

Il presidente dell’Ordine Stefano Tentori Montalto ricorda come già a febbraio fosse stata avanzata la richiesta di inserire gli avvocati nel piano di vaccinazione come categoria lavorativa essenziale, visto che “i processi non si fanno senza gli avvocati ed in certi settori la presenza in aula è essenziale se si vuole dare effettività al diritto di difesa”. L’Umbria aveva inserito nel piano vaccinale del comparto giustizia solo magistrati e personale amministrativo. Dopo le proteste e le segnalazioni anche gli avvocati erano stati inseriti nel piano.

“A livello mediatico, purtroppo, in tanti hanno frainteso questa legittima richiesta di inclusione, portata avanti dai massimi vertici nazionali dell’Avvocatura e della stessa Magistratura, additando singolarmente soltanto la nostra categoria come ‘privilegiata’ – scrive l’Ordine di Perugia - In realtà, mai abbiamo preteso di essere vaccinati prima di altre categorie a rischio, né tanto meno abbiamo mai chiesto una qualsivoglia precedenza rispetto ai ‘soggetti fragili’, ai quali peraltro, come noto, non può essere somministrato il vaccino AstraZeneca”.

Venerdì 12 marzo il Consiglio dell’Ordine “ha ricevuto la richiesta del nominativo del referente dell’Ordine per il piano vaccinale da parte del Commissario straordinario Covid-19. Nessuna successiva comunicazione ci è pervenuta, nonostante i reiterati interessamenti, sino alle ore 20:30 di sabato 20 marzo – si legge nella nota allorquando la Asl Umbria ha inviato una mail al referente stesso (individuato tra i componenti della nostra segreteria), comunicando che si erano ‘liberate’ 110 dosi del vaccino AstraZeneca presso Città di Castello e 44 nel territorio di Bastia Umbra, che sarebbero state somministrate, la mattina seguente, alla nostra categoria professionale e che, se gli avvocati non avessero aderito, tali dosi sarebbero state somministrate ad altre categorie lavorative in via ulteriormente residuale”.

L’Ordine si è subito attivato presso i proprii iscritti, diramando la comunicazione, a tutti quelli “con studio professionale presente nei comprensori territoriali competenti indicati dalla Asl di Città di Castello e di Bastia Umbra/Assisi, il cui solo numero, peraltro, superava ampiamente le dosi vaccinali disponibili: 176 le Pec per il comprensorio di Città di Castello e 115 per quello di Bastia Umbra/Assisi”.

L’Ordine non ha avvisato tutti i 2.500 iscritti “visto il contenuto numero di dosi e dovendo evitare un possibile inutile ‘esodo di massa’ ... tenuto anche conto che la campagna vaccinale non si esauriva con la giornata di ieri”. Dall’Asl Umbria non è stata fornita alcuna indicazione organizzativa, così “il Consiglio si è attivato in una situazione di assoluta urgenza per non disperdere risorse vaccinali e ha adottato quello che al momento era l’unico criterio praticabile in quanto pragmatico ed imparziale. Non è stata, pertanto, compiuta alcuna sorta di ‘discriminazione’ e di ‘favoritismo’ ad personam, certamente inaccettabili”.

La cronaca riporta che domenica 21 marzo, sono state effettuate le vaccinazioni così come previsto nei due comprensori indicati dall'Asl, di coloro che hanno aderito. “Nel corso della giornata, poi, abbiamo appreso che anche altri Colleghi (qualche decina) sono stati vaccinati in altre zone del circondario territoriale - prosegue la nota - A tale riguardo il Consiglio dell'Ordine precisa come la distribuzione e la comunicazione ai colleghi nel territorio di Perugia ed in altri comprensori diversi da Città di Castello e Bastia Umbra/Assisi sia stata gestita direttamente dall’Asl in modo del tutto autonomo rispetto all’Ordine”.

In conclusione l'Ordine ricorda che “non discrimina e non favorisce nessuno, ma si è attenuto all’invito per categoria fornito all’ultimo momento per dosi residue dall’Asl” assicurando di essersi attivato “affinché sia assicurata, da parte degli Organi regionali competenti, una gestione del piano vaccinale organica ed efficiente anche per noi tutti, evitando l’estemporaneità come da ultimo verificatosi”.

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