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Coronavirus, la protesta della Camera penale: troppi fascicoli, con avvocati e testimoni ammassati in aula

Gli avvocati perugini chiedono un numero minore di udienze e di essere informati in caso di personale positivo e sanificazioni

Protestano gli avvocati della Camera penale di Perugia per le condizioni in cui si tengono le udienze presso il Tribunale di Perugia, lamentando la “sostanziale disapplicazione delle regole minime di organizzazione” decise dal presidente del Tribunale.

Secondo il protocollo d’udienza le attività in aula dovrebbero “svolgersi nell’ambito di misure organizzative funzionali a consentire il rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie”, trattando i processi in “modo da evitare assembramenti sia nelle propria stanza/aula di udienza” e con un numero limitato di fascicoli da trattare.

Questo, però, non accade, anzi, si assiste “alla celebrazione di un numero di procedimenti pari a quelli trattati nella fase pre-Covid”. Avvocati, parti processuali, consulenti, sostano nei corridoi, davanti alle aule o nel piazzale dell’edificio ex Enel adibito a tribunale perché “alcuni magistrati hanno disatteso la regola minima del contenimento dei procedimenti” senza rapportare “l’organizzazione della singola udienza alla gravità dell’emergenza”.

Una situazione che privilegia “lo smaltimento dei ruoli” a scapito della salute dei cittadini, testimoni, imputati o vittime, e degli avvocati “a cui riteniamo non possa essere richiesto di mettere a rischio la propria salute” scrive il direttivo della Camera penale di Perugia.

A tutto questo si aggiunge la “storica inadeguatezza” degli uffici giudiziari perugini, con avvocati e parti in attesa per ore e ore all’aperto o in aula malsane. Una situazione di fronte alla quale anche la volontà di collaborazione e di dialogo si affievolisce.

Da qui le proposte della Camera penale di Perugia: regolamentare le attività di udienza ad orari uniformi e puntuali, limitando il numero dei processi giornalieri per singolo magistrato, comunque non superiore a 25, con precise fasce orarie; prevedere il deposito di documenti e atti processuali via posta elettronica certificata, limitandosi così l’accesso alle cancellerie.

Ultimo appunto proprio sui possibili casi di contagio da Covid: se dovesse ripetersi quanto già avvenuto, gli avvocati chiedono di essere “tempestivamente” informati, come anche nel caso di sanificazione delle aule.

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