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I ragazzi tornano a lezione in presenza, esulta il Comitato scuola Umbria: "Il vento è cambiato"

Secondo il gruppo di genitori e docenti la scuola "deve essere considerata un bene essenziale e che il diritto alla salute non può essere considerato solo in funzione della lotta contro il Covid, ma anche dell'intero benessere psico-fisico"

Lunedì tornano a scuola, in presenza, i ragazzi della secona e della terza media, da mercoledì toccherà agli studenti delle superiori (scaglionati al 50%) e il Comitato scuola Umbria, che si è battuto per la ripaertura degli istituti scolastici "sarà una settimana di festa".

"Non perché li avremo finalmente parcheggiati tutti, ma perché si riapproprieranno finalmente dei loro spazi di vita, della loro indipendenza, della loro socialità fuori dalle quattro mura delle loro camerette, non adatte a contenere l'universo emozionale dell'adolescenza" scrivono dal Comitato, mettendo subito le mani avanti per quella che, potrebbe essere la prossima battaglia: "Ci sarà un giorno forse - e lo speriamo con tutto il cuore - in cui la politica chiederà scusa al suo bene più prezioso: il futuro delle nuove generazioni".

Il Comitato contesta la chiusura prolungata, "la regione d'Europa che ha chiuso le scuole più a lungo degli altri", ammettendo, anche, che "affrontare una pandemia non sia cosa semplice, abbiamo amaramente preso coscienza in questi lunghi mesi di battaglie che la paura e il terrore hanno offuscato la mente di molti e lunedì mattina ci sveglieremo con un'amara consapevolezza: che la scuola continua ad essere, nella visione di tanti, un elemento marginale della nostra società e che i nostri figli devono ricordarsi in ogni luogo e in ogni momento di non disturbare, di non avere pretese, di respirare il più piano possibile".

Il Comitato ha portato avanti una "battaglia" pur non prendendo "sottogamba il virus, non siamo negazionisti, non siamo no vax, ma anzi con precisione certosina grazie alla nostra presidente Francesca Leone – statistica - abbiamo giorno dopo giorno studiato i dati, monitorato il dashboard, contattato Sara Gandini e ricercato tutte le evidenze scientifiche che potessero mostrare quali fossero i rapporti costi/benefici di questa prolungata chiusura. E pian piano, facendo informazione, invertendo la narrazione dominante e non parlando per mera e utopistica ideologia il vento è cambiato".

Secondo il Comitato "la scuola anche in pandemia, e soprattutto in pandemia, deve essere considerata un bene essenziale e che il diritto alla salute non può essere considerato solo in funzione della lotta contro il Covid, ma anche dell'intero benessere psico-fisico". Un pensiero che gli appartenenti al Comitato portaranno in piazza a Roma per la manifestazione sulla scuola: "ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze serve la scuola, per essere parte integrante di questo villaggio, decodificarne i simboli, innovare la cultura dominante e non apprenderla passivamente, e trovarne un significato tanto individuale quanto collettivo. La nostra attività parte da qui e ripartirà da qui per cercare di migliorare e tutelare nel futuro la scuola e coloro che ne sono parte".

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