Corte dei conti, il procuratore Francaviglia: "C'è voluta un'inchiesta contabile per riaprire il Museo di Pietrafitta"

Oltre 500mila euro spesi per una struttura che è rimasta chiusa per tanti anni. con l'indagine velocizzati i tempi di riapertura con accordo Comune-Regione-Ministero

L’avvio di un procedimento da parte della Procura regionale della Corte dei conti ha portato alla riapertura, “dopo anni di chiusura della struttura museale al pubblico”, del museo paleontologico di Pietrafitta.

Lo ha ricordato il procuratore regionale Rosa Francaviglia nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario.

I reperti fossili vennero ritrovati negli anni ‘60 nell’area della centrale Enel di Pietrafitta. Venne subito decisa la musealizzazione dei reperti e venne realizzato un “progetto museale individuando la società Valnestore Sviluppo srl quale soggetto in grado di realizzare il complesso progetto, finanziato da un milione di euro attinti dal Docup 2000-2006 ed erogato alla società per realizzare la struttura e parte dell’allestimento museale – scrive Francaviglia - Sempre la suddetta società fu individuata sin dal 2003 quale soggetto depositario dei reperti fossili da parte del Mibac. Si realizzò una struttura di 3.000,00 mq. e furono restaurati parzialmente i reperti rinvenuti essendoci un laboratorio di restauro ed un museo cosiddetto ‘Aperto’. Il 14 luglio 2011 la struttura venne inaugurata e fu avviata dalla Valnestore, titolare del Museo”.

La struttura aveva beneficiato dei dei contributi regionali per euro 65.000 euro. Poi un nuovo progetto di musealizzazione “più comunicativo ed interattivo” portò ad un nuovo finanziamento di 490mila euro. Nel frattempo la società che gestiva il tutto arrivava alla “decozione finanziaria”. Quindi il museo rimaneva chiuso fino con “revoca del deposito dei beni paleontologici sino ad allora demandato alla Valnestore” con una fruizione sporadica del museo.

La tutela e la salvaguardia dei beni rimaneva in capo alla Soprintendenza, mentre il ministero comperava l’immobile per 65mila euro, scoprendo che era stato ipotecato. Solo con la cancellazione dell’ipoteca dei creditori della Valnestore srl si poteva procedere alla donazione a titolo gratuito in comodato al Comune di Piegaro dell’immobile “con erogazione di un contributo regionale per anni due in favore dell’ente locale pari ad euro 30.000 per sostenere le spese di gestione museale”.

“Finalmente il Museo è stato riaperto a settembre 2019 anche se soltanto nei fine settimana – scrive Francaviglia - L’ente locale si è volturato le utenze e assicura la manutenzione dei servizi e della impiantistica. Il Mibac ha assicurato l’inesistenza di danni ai reperti fossili, la costante vigilanza su di essi durante il periodo critico e l’avvenuta adozione di interventi urgenti in tale lasso temporale. I surriferiti provvedimenti sono intervenuti nelle more del perfezionamento della acquisizione museale al Polo Museale dell’Umbria”.

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