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Correva l'anno... di Marco Saioni | Autunno 1910 a Perugia, la rivolta al mercato per il carovita. I giorni dell'acciaccata

La cronaca della rivolta popolare contro il carovita che si abbatte al mercato con rovesciamenti di ceste e banchi

Ancora una volta il nostro Marco Saioni, tira fuori dalle cronache antiche di Perugia, un evento particolare, forse unico nel suo genere. Questa è la storia di una giornata particolare in cui avviene il fenomeno detto dell'acciaccata. Una sorta di rivolta popolare contro il carovita che si abbatte al mercato con rovesciamenti di ceste e banchi. L'episodio, noto a pochissimi, e basato su resoconti di stampa, rivela il clima sociale del periodo a Perugia.

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Per le cronache saranno i giorni dell’ “acciaccata” termine verosimilmente sanificato dai redattori rispetto al più genuino e peruginissimo “aciaccata”. Il concetto sarebbe tuttavia restato nella memoria dei contadini dell’epoca, dopo i fatti di Piazza Garibaldi, l’odierna Matteotti, allora sede del mercato con i prodotti provenienti dalle campagne.

C’è baruffa nell’autunno del 1910 a causa del carovita che serpeggia tra i banchi. Prezzi ondivaghi e tutti al rialzo. Le uova a ventidue centesimi la coppia provocano infatti una mezza sommossa. Tanto da intimidire la contadina che cede tuttavia alle soverchianti pressioni chiudendo a quindici. Ma quell’altro, vicino di banco, non ci sta e sottrae stizzito il canestro alla folla poiché “ si l’ho da dè per quil che volete vualtri me le magno per me”. Frase stavolta ben riferita dal cronista, in ossequio alla fragranza del dialetto. 

La risposta di qualcuno “magnateli pure” precede di un istante la selva di mani che si tuffano nel canestro, chi per schiacciare, altri per arraffare ciò che resta della frittata. Poco oltre, profittando del proprio prestigio sociale, un influente cittadino, di cui non si fa il nome, procede verso il banco dei funghi per “dare consigli” al rivenditore. Che calasse il prezzo della metà, tanto per chetare gli animi. Persuaso dall’autorevole suggerimento, il contadino, sebbene con entusiasmo tendente al basso, acconsente. A quel punto il distinto signore fa sventolare lesto un fazzoletto formato tovaglia e si assicura l’intera cesta. L’incetta di porcini a costo calmierato induce speranza nelle trattative, visto l’andamento dei prezzi che cambia di ora in ora. Un vero delirio per chi affolla il mercato con i soldi contati.

Ma la vera scintilla cova sotto uno strato di fichi. Un operaio ne ordina otto per un soldo, proprio come l’acquirente di poco prima. “V’en dò quattro” ribatte l’ortolano. La reazione è fulminea. Quella sorta di aggiotaggio sul fico è come l’attentato di Sarajevo, casus belli, che scatenerà, quattro anni più tardi, una guerra mondiale. Centinaia di persone, dunque, a quel segnale si accaniscono sui banchi ribaltando canestri e ogni mercanzia. Frutta, verdura, pollami, uova, un turbine di ingredienti compone una melma indistinta che geme sotto una selva di scarpe in subbuglio. 

E’zuffa di colori mentre un’enorme frittata si allarga al suolo assurgendo a simbolo della giustizia proletaria contro il carovita. Orde fameliche inseguono contadini e ortolani che cercano riparo dentro la chiesa del Gesù. Altri inseguono la salvezza verso il Palazzo di Giustizia, rivelando più fiducia nel soccorso istituzionale che su quello devozionale. C’è anche chi difende il varco come Leonida alle Termopili. E’ una negoziante di Via Alessi che impavida sulla soglia, bastone roteante in mano, infligge ematomi a gogo. 

Inutili i tentativi di sottrarle l’arma, la “sora Maria” oppone resistenza accanita fino al soccorso delle guardie che eviterà l’acciaccata in bottega. Rari i banchi al mercato nei giorni a seguire, così i bagarini si danno da fare intercettando merci a ridosso delle barriere daziarie, anche sotto l’occhio vigile di Fiorin di Fava, implacabile controllore nonché bersaglio di aneddoti beffardi da parte dei perugini. Da cui il leggendario dialogo: “Cosa portate”? “mezzo maiale” “Vivo o morto”?

Altri, più organizzati, s’ingegnavano a battere le campagne, terrorizzando i contadini. Badate, i rischi della piazza sono certi, fate voi, meglio vendere ora che subire l’acciaccata. Argomento forte, tanto da garantire l’incetta di prodotti a basso costo e la successiva rivendita nelle varie bottegucce dei borghi a prezzi triplicati. Contro il “brigantesco commercio” si scaglia “La Battaglia”, giornale socialista, che individua nella vasta platea dei bagarini gli zelanti sostenitori della “baracca clerico- monarchica municipale”. Da cui la linea per dirigere la lotta verso il vero obiettivo. 

Mai più, quindi, acciaccate contro i contadini. Il bersaglio vero è la connivente amministrazione comunale che lascia mano libera alla speculazione. Frattanto anche il prezzo del vino schizza in alto, spalancando la via alle sofisticazioni. Non bicchierate che fanno inchini al palato ma ciofeche a basso costo. In città prevale lo sgomento rassegnato per cui se proprio tocca farlo col bastone, che sia almeno di legno buono.

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