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Correva l'anno.... di Marco Saioni | Galeotto un viaggio in Argentina e il fabbricante di organi Morettini finì in carcere per bigamia

Quel pomeriggio, sul ponte del piroscafo strigliato dal vento, incontrò un cappellino da signora. Con nobile gesto si premunì di porgerlo alla proprietaria

Il nostro Marco Saioni, nella sua continua ricerca storica di antichi scandali, fatti di cronaca e rivolte perugine, si è imbattuto nella storia di Francesco Morettini, fabbricante di organi, che ad un certo punto della vita, galeotto un viaggio di lavoro in Argentina, decise di prendere moglie. Ma era la seconda. E la prima non solo era ancora viva ma lo stava aspettando a Perugia con tanto di figli  piccoli. Alla fine da due mogli si trovò da solo in carcere a Roma. Buona Lettura. 

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Apprezzatissimo e celebre fabbricante di organi, il perugino Francesco Morettini di anni 37, sarebbe stato l’ultimo a praticare tale arte, congedando così un secolo di nobilissima tradizione famigliare. Chiaramente anticlericale, era sposato civilmente con la signora Faticoni, figlia del titolare di un noto negozio di oggetti sacri. Una situazione imbarazzante che la solida posizione economica del Morettini riusciva in ogni caso a contenere. Spesso le numerose esigenze di lavoro lo reclamavano fuori città se non all’estero, come quando dovette imbarcarsi a Genova. Destinazione Argentina. C’era un organo da consegnare e mettere a punto. Sarebbe stato un lungo viaggio ma la famiglia era da tempo avvezza alle sue assenze.

Quel pomeriggio, sul ponte del piroscafo strigliato dal vento, incontrò un cappellino da signora. Con nobile gesto si premunì di porgerlo alla proprietaria. Naomi, questo il suo nome, aveva ventotto anni e la speranza oltre oceanica di smaltire laggiù un’insopportabile frugalità. Quel sorriso che squillava di bianco segnò l’inizio di un’amicizia. Vissero insieme le suggestioni di un soffitto di stelle o quelle dell’acqua che odora di fulmini quando si avventano nubi. L’assidua frequentazione dovette tuttavia provocare lo sfioramento di qualche tasto dell’organo, capace di melodie travolgenti. Di certo il lungo viaggio acquisì subito un altro sapore, insieme ai tramonti atlantici e all’accoglienza di un’alcova cullata dal mare. 

In un mese, che sembrò troppo breve, raggiunsero Buenos Aires. Purtroppo un “disguido doganale” come ebbe cura di scrivere alla moglie, costrinse la coppia a villeggiare quattro mesi nella capitale argentina dove il Morettini ebbe modo di sperimentare l'oblio tra serate al teatro o sorseggiando mate davanti al mare. Altro che la ristretta e provincialissima Perugia, era un vero piacere vivere quel mondo animato da un incredibile frullato di razze. Fu quel particolare stato mentale che lo indusse ad una stravagante decisione, sposare con tutte le formalità la sua Naomi, palesemente ignara sullo stato civile del promesso sposo. A nozze avvenute raggiunsero finalmente la meta, dove fu allestito l’organo tra i tributi entusiastici della stampa locale. Lo strumento suonava da dio, come era giusto che fosse all’interno di una cattedrale.

Trascorsi altri mesi, sembrò giunta l’ora di rimpatriare. Nel frattempo, da persona scrupolosa, aveva anche avvertito l’altra moglie che un nuovo odioso contrattempo, al quale doveva porre rimedio, avrebbe ritardato l’arrivo a Perugia. La cosa non tranquillizzò la signora, ancorché avvezza alle prolungate assenze del coniuge, la quale si persuase sull’opportunità di qualche indagine. Fu dunque allertata la questura. Le approfondite ricerche consentirono di ricostruire i movimenti della coppia, accertando che il Morettini, dopo l’approdo in suolo italico, aveva imbastito un pellgrinaggio in varie città italiane.

L’intenzione sembrava quella di voler protrarre una spensierata luna di miele, prima di stabilirsi a Roma con una giovane donna. Di certo il nostro organista non era tra quelli che consentivano alla propria vita di sbrodolare in ansia. Finalmente la legittima consorte ebbe chiaro il quadro della situazione ma anche la strategia da seguire. Così la questura di Roma, dietro segnalazione di quella perugina, convocò la coppia per chiarimenti. 
L’uomo ammise tutto, era persona sincera, la donna diede segni di vivace stupore, specie dopo l’ordine perentorio di sparire e riconsegnare il suo Francesco alla legittima famiglia. Condotto a Regina Coeli, il Morettini, umiliato e in preda a carestia di parole, anche perché rischiava almeno una decina d’anni per bigamia e abbandono di moglie con minore, fu colto da lampi di sconforto. Ma la denuncia non scattò. La solida posizione sociale e il chiasso di uno scandalo da contenere, malgrado qualche nota di cronaca, consigliarono la classica procedura, quella di lavare i panni in famiglia. E poi, dopo tutto, si era trattato di una semplice, seppure intensa, melodia con toccata e fuga.

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