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Correva l'Anno...1907 | Perugia, Natale: furti di polli in serie. Pistolettate, botte e condanne pesanti ai ladri affamati

Siamo nel 1907 e la cronaca riporta frequenti episodi connessi a furti di galline, specialmente a Natale. La gente si arrangiava ad allestire un desco altrimenti deserto. Altro che pandemia...

La drogheria Presti, in Corso Vannucci, propone un servizio di spedizione per pacchi natalizi. Le confezioni, come spiega la ditta, “verranno solidamente confezionate e sollecitamente spedite”. Una sorta di Amazon de noaltri in grado di raggiungere anche residenti in contesti extra urbani. Accanto ad una clientela incline all’acquisto di dolci, disponendo, s’immagina, già del resto, si arrabatta un’altra quota di popolazione, in netta maggioranza. Sono vite ammaccate, senza speranza d’imbastire un Natale e dunque s’ingegna volentieri ad operare nel ramo pollame. Orari stressanti, non privi di rischi, come dimostra la vicenda di Angelo, dalle risorse depresse, in servizio pertanto alle tre del mattino nei giorni di Natale. Quella notte un silenzio gelato avvolge il pollaio situato sotto la casa colonica di Ponte Rio ma il buio induce l’inciampo e un chiasso fugace si fa subito allarme.

Sarà che il colono, Picchio Vincenzo, ha il sonno leggero o magari è più accorto per trascorse intrusioni, da cui il balzo. Niente scale né più acconci indumenti a sfidare l’inverno. La finestra e un salto da quattro metri, poi la corsa, strigliato dal vento, verso un un’ombra fuggiasca tra i campi. Le grida ancora rauche di risveglio allertano anche il fratello Ercolano, che si unisce alla caccia, gli occhi sgranati a frugare il buio. Quindici metri e gli sono addosso. Il freddo e l’adrenalina mettono ali alle gambe mentre il fuggitivo sembra arrancare. Allora si gira di scatto. Due lampi e boati di pistola verso chi insegue. Il buio, il trambusto e il tiro avventato non sono d’aiuto e i colpi sibilano a vuoto. Più precise sono le mazzate che i due fratelli scaricano sull’intruso acciuffato, costretto a mollare il sacco e due polli. Saranno i reali carabinieri, successivamente intervenuti a sequestrare l’arma e tradurlo in carcere.

Accusato di furto di polli e galline, oltre alle pistolettate, subirà pesante sentenza, nonostante la brillante linea difensiva dell’avvocato Innamorati. Quel blitz nel pollaio gli varrà una quarantena dai pollai e dal mondo lunga sette anni e otto mesi. Che andare a polli sia un mestieraccio lo dimostra anche il successivo episodio occorso a Oreste, giovane manovale in transito notturno in via XIV Settembre. Strada deserta e silente, non fosse per un calpestio risoluto. Passi sempre più vicini, fino all’incontro con un uomo. Meglio scartare di lato, va a sapere, onde evitare il contatto ma la mossa produce solo un inseguimento scandito dal ritmo incalzante dei tacchi. Poi l’alt stentoreo dell’inseguitore, ormai alle calcagna. 

L’agente in borghese si qualifica e procede al controllo. Normale formalità, promette, con sorriso di iena, lo sguardo incollato sulla giacca del giovane. L’indumento presentava infatti pieghe e deformazioni alquanto curiose, tali da occultare probabile refurtiva. Sì, ma quando vide penzolare sei polli, oltre alla soddisfazione professionale, fu colto da meraviglia per quel capolavoro di stoccaggio. Di certo doveva costituire una parte del più vasto bottino, quello di trenta polli, già sottratti al Pontini, contadino di Prepo. Riflessioni incaute. Di quel momentaneo stupore approfittò Oreste, brandendo un pennuto per le zampe. Una scudisciata di penne e becco schiaffeggiò l’agente, cui fece seguito un insolente oltraggio ai suoi quartieri bassi, scompigliati da repentina zampata. 

Mission impossible abbozzare reazioni e men che meno l’inseguimento del trafficante di pollame, gambe leste verso la libertà, seppure effimera. Sì perché nei giorni a seguire perlustrazioni condotte nelle aree rurali limitrofe consentirono l’arresto del latitante presso un contadino di Ponte Valleceppi. La task force del pollame rapito non perdonava. Sempre in tema di polli, la stampa riferisce, con certa ironia, del Maggiore Raniero Gigliarelli, la cui fatica letteraria per la stesura della sua più famosa opera, “Perugia antica e Perugia moderna” richiedesse brodi sostanziosi e arrosti succulenti.

Per tale ragione, in un recinto sotto la sua palazzina razzolava qualche gallina. Tuttavia, resosi conto che il numero delle stesse si assottigliava troppo, decise per una vigilanza speciale. Fu così che caddero in trappola due astuti predatori, certi Leonida e Cesare, rispettivamente di otto e undici anni. Avevano escogitato un bastone appuntito per arpionare e trascinar via i polli dal recinto. Un’ingegnosa tecnica mista tra caccia e pesca. Se la cavarono con una ramanzina, data l’età, e ci piace pensare ad una grandine di denti che esplode in risata, quella del medico e scrittore Raniero Gigliarelli.

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