Coronavirus, accordo Regione-Università-Ordine dei Medici: gli studenti di Medicina in campo per il tracciamento dei contatti

Il Rettore Oliviero: “Orgogliosi dei nostri giovani, è nostro dovere raccontare anche l’impegno invisibile dietro all’emergenza”. La Presidente Tesei: “Faremo tutto il possibile perché possano continuare a lavorare e crescere nel nostro territorio”

Accordo Regione-Università di Perugia e Ordine dei Medici per fronteggiare il coronavirus in Umbria. Con nuovi 'tracciatori' che entreranno in azione per ricostruire la catena dei contagi e isolare i positivi.
Detto in altro modo: gli studenti al quinto e sesto anno di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia andranno a svolgere attività di identificazione e isolamento dei casi di Covid-19 e di isolamento e quarantena di chi è entrato in contatto con i positivi.

L’attività, spiega l'Ateneo con una nota ufficiale, "riconosciuta come formazione abilitante grazie alla recente convenzione tra Università, Regione e Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri, prevede inoltre che possano partecipare al  contact tracing anche dottorandi, medici in formazione specialistica e laureati in Medicina e Chirurgia". 

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Il riassunto è con le parole di  Fabrizio Stracci, Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva: "Ci auguriamo che il pieno coinvolgimento degli studenti nell’attività di contact tracing possa contribuire in modo significativo a controllare la curva dei contagi. Oggi più che mai Università, Regione e Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri hanno unito le loro forze per il bene comune". 

E ancora: "La formazione dei medici non deve essere monolitica ma creativa - aggiunge Francesco Grignani, Presidente del corso di Laurea e Corso di Laurea Magistrale Interdipartimentale in Medicina e Chirurgia - . Questa esperienza, grazie al rapporto che si verrà a creare con pazienti e istituzioni, consentirà ai partecipanti un salto di qualità, un’occasione unica per entrare in contatto con la medicina reale e del territorio per il bene comune, che è e deve essere il fine ultimo di ogni attività medica. Il medico dev’essere in qualche modo anche un garante della costituzione, che prevede la tutela della salute indipendentemente dalla classe sociale o dalla provenienza. Dobbiamo fare in modo che questa esperienza pilota funga da esempio per altre comunità e per questo abbiamo il preciso dovere di condividere e divulgare ciò che stiamo facendo".

Perché, come sottolinea il direttore Servizio di Prevenzione della Usl Umbria 1, Giorgio Miscetti, "l’emergenza è totalizzante ma costituisce anche una straordinaria opportunità, oserei dire storica. Quella di poter dare il proprio contributo al contrasto della diffusione del Covid. I servizi di cui disponiamo nelle varie aree sono al momento tutti al servizio del contrasto alla diffusione del virus. Gli studenti vedranno nella pratica solo questo aspetto ma ne usciranno senz’altro con capacità significativamente accresciute". 

La presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, ringrazia "il Magnifico Rettore e gli studenti per aver sollecitato questa esperienza, che è l’inizio di un percorso di formazione, non solo professionale ma anche umana", e sottolinea che questo "è un momento molto significativo che dimostra la stretta sinergia dell’Università con la Regione per affrontare la pandemia e garantire le cure sia ai pazienti affetti dal Covid che da altre patologie. Si avverte un forte senso di responsabilità condiviso da parte dei nostri giovani, il mio impegno sarà valorizzarli e farli crescere in modo che possano rimanere a lavorare in Umbria e prendere in mano, in futuro, la nostra sanità".

Il Rettore Oliviero, ringraziando a sua volta la Presidente e l’Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri, ha sottolineato come "il più grande insegnamento che stiamo ricevendo in questi difficili momenti parte dai nostri giovani, che hanno saputo dimostrare fin da subito un eccezionale spirito di collaborazione, non cadendo mai nella sterile contrapposizione o nella polemica. La loro scelta di condividere i problemi per trovare insieme le soluzioni più adatte ci ha consentito di trovare molte risposte importanti e rappresenta un bellissimo segnale. Anche questo, a mio parere, andrebbe raccontato. Ci sono persone straordinarie che lavorano quotidianamente e instancabilmente, dietro le quinte, per il bene della comunità, vale a dire di tutti noi. Dovremmo tutti prendere esempio da loro, che siano operatori sanitari, ricercatori, forze dell’ordine, amministrativi o altro". L’Università, prosegue il Rettore, "prova a dare il proprio contributo nella convinzione che, di fronte alle sia pur oggettive difficoltà, quando si tratta di individuare soluzioni l’unico modo di farlo in modo onorevole è ricordandoci che abbiamo una responsabilità civile. Da questo punto di vista i nostri giovani studenti sono per noi motivo di grandissimo orgoglio, in quanto hanno scelto di mettere a disposizione le proprie risorse per il bene della collettività. Noi abbiamo il dovere di continuare ad ascoltarli e di diffondere il bellissimo messaggio di cui sono portatori. Per questo vorrei ringraziare pubblicamente Paolo Fiore, che qui li rappresenta. Cominciamo, insieme, a raccontare anche l’altra storia, quella invisibile". 

La presidente dell'Ordine dei Medici, Verena De Angelis, ha aggiunto che "nonostante la sospensione della significativa cerimonia del giuramento di Ippocrate dei neo-abilitati, esso non a caso prevede il dovere del soccorso nei casi di urgenza, mettendosi a disposizione delle autorità competenti. Proprio come hanno fatto gli studenti durante la pandemia". 

Paolo Fiore, rappresentante degli studenti di medicina, ha spiegato che "abbiamo toccato con mano la sofferenza, fisica ma soprattutto mentale dei nostri docenti, alle prese con turni massacranti, da tutti i punti di vista. Questo ci ha fatto avviare una riflessione sulle possibilità che avevamo di dare un contributo reale alla lotta all’emergenza. Non potevamo fare diagnosi e non eravamo abilitati, anzi avevamo paura di essere di intralcio, non risorsa ma ostacolo, a causa di elementi strutturali e culturali della formazione medica nel nostro paese. Abbiamo deciso, comunque, che eravamo in grado di fare la nostra parte, se messi in condizione. Ciò che stiamo facendo oggi è secondo me la risposta migliore possibile, un vero e proprio cambio di passo. Ringrazio le istituzioni presenti per averci dato la possibilità di contribuire allo sforzo comune. Ci crediamo veramente". 

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