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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Coronavirus in Umbria, Coletto: "Un ricoverato su due non è vaccinato. E la terza dose è fondamentale"

L'assessore regionale alla Salute: "I dati parlano chiaro: il rischio di ospedalizzazione è otto volte superiore per chi non ha ricevuto il vaccino. Bisogna proteggere sé stessi e i più fragili"

Un nuovo record di positivi in un giorno per l'Umbria, dove oggi (mercoledì 29 dicembre) sono stati registrati 3.171 casi di coronavirus mentre gli attualmente positivi sono oltre 14mila. Numeri impressionanti che per il momento non hanno però portato a un numero elevato di ricoveri, anche se negli ultimi tre giorni sono state 31 le nuove ospedalizzazioni.

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Ad oggi i ricoverati sono 122 (di cui 8 pazienti in terapia intensiva) e di questi, come spiega Luca Coletto, all’incirca la metà non sono vaccinati: “In area medica - afferma l'assessore regionale alla Salute - i ricoverati sono 114 con età media intorno ai 69 anni, il 50 per cento non risulta vaccinato. Invece i soggetti ricoverati che erano stati vaccinati con due dosi, sono affetti da patologie pregresse, mentre 14 soggetti che avevano ricevuto anche la terza dose sono ultraottantenni  e anche questi tutti con comorbilità. In terapia intensiva i ricoverati sono 8 di cui la metà non vaccinati”.

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Tra i soggetti positivi al Covid che finiscono in ospedale in Umbria, "uno su due non è vaccinato - prosegue Coletto -. Per rendere meglio l’idea dell’efficacia della vaccinazione sui ricoveri, vale ricordare che su 88.000 umbri non ancora vaccinati 52 risultano ospedalizzati, mentre sui circa 700.000 vaccinati solo 52 finiscono in ospedale, circa 8 volte in meno”.

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Ed ecco così l'ennesimo appello: “Uno studio del Nucleo epidemiologico regionale - conclude l'assessore - avvalora questo dato, infatti dai primi di dicembre ad oggi dall’analisi dei casi positivi emerge che non aver fatto la terza dose di vaccino espone ad una maggiore probabilità di ricovero. Per cui in questa fase, è fondamentale che i cittadini decidano di vaccinarsi per la propria salute, oltre che per proteggere i soggetti più fragili che sono a rischio di ospedalizzazione".

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