Nemmeno la pioggia ferma il flash mob degli infermieri: "Non dimenticateci"

Suggestiva mobilitazione in centro a Perugia: una rosa bianca posata davanti alla scalinata del Duomo per ognuno dei colleghi vittima del coronavirus. Il segretario umbro del NurSind: "Allo sbando in prima linea, chiediamo rispetto"

Non può essere certo la pioggia a fermare chi da sempre, e in particolare negli ultimi mesi segnati dall'emergenza coronavirus, lotta in prima linea tra le corsie degli ospedali. Ecco così che equipaggiati con ombrelli, cuffie e k-way una cinquantina di infermieri umbri hanno 'occupato' le scalette del duomo in piazza IV Novembe a Perugia. In mano le bandiere del NurSind, il sindacato che ha organizzato il flah mob, e al collo gli slogan con le parole rimaste 'chiuse' dentro la mascherina, ma che riecheggiano comunque forti nel vuoto di un centro storico punteggiato da qualche passante che fa sentire la sua vicinanza agli 'eroi' in camice, schierati nel rispetto del distanziamento sociale.

VIDEO Una rosa per ogni collega vittima del Covid: il flash mob degli infermieri umbri

"Avete ragione" dice loro un anziano che passeggiando sfila davanti al presidio, disegnando così un sorriso sugli occhi delle donne e degli uomini che si nascondono dietro le protezioni mentre la voce di Marco Erozzardi, segretario umbro del NurSind, esce fuori dal megafono e rompe il silenzio, riecheggiando intorno alla Fontana Maggiore quando legge i nomi dei colleghi caduti 'sul campo' durante l'epidemia, ognuno ricordato con una rosa bianca posata poi sulla bandiera del sindacato di fronte alla scalinata in uno scenario. "Siamo qui per commemorare i quaranta infermieri vittime del coronavirus in Italia - spiega - e i migliaia che si sono contagiati e ammalati dopo essere stati mandati allo sbaraglio in prima linea, spesso 'nudi' e senza difese mettendo a rischio la nostra salute e quella dei nostri cari, come oggi coperti a volte da sacchi della spazzatura e persino con dei pannoloni sotto la divisa per l'impossibilità di andare in bagno durante gli estenuanti turni di terapia intensiva". 

Settimane durissime ripercorse con la voce spezzata dalla commozione e dalla rabbia: "Ci avete abolito ferie, congedi, costretto a lavorare spesso senza riposi - prosegue Erozzardi -, in contesti completamente diversi dai soliti e per i quali non eravamo stati forniti delle adeguate competenze. Ci avete abolito per legge la quarantena preventiva facendoci diventare untori dei nostri colleghi, dei nostri pazienti e delle nostre famiglie. Non ci avete fatto i tamponi nonostante li avessimo chiesti già dall’inizio. A noi è toccato il compito di disinfettare i morti e trasferirli in obitorio. A noi è toccato fare le video chiamate con i parenti. Abbiamo dovuto in molti casi abitare lontano dalle nostre famiglie e stare lontano dai nostri figli. Abbiamo assistito impotenti al balletto delle disposizioni che cambiavano ogni giorno. Abbiamo assistito impotenti al caos organizzativo e gestionale delle aziende sanitarie Abbiamo pianto e abbiamo sofferto senza lamentarci, ma rivendicando almeno la possibilità di lavorare in sicurezza ma in questi tre mesi per noi è stato sospeso lo stato di diritto".

Tagliate le ferie agli 'eroi' in corsia, la protesta dei sindacati

Delusione dunque per le promesse non mantenute da parte delle istituzioni. "Gli 'eroi' sono stati nuovamente dimenticati dalla Regione e dal governo, i cui bonus e incentivi economici sono solo un 'contentino', nulla di più. E hanno anche il sapore della beffa nei confronti di una categoria che ha dato l’anima per assicurare e garantire la salute pubblica durante la fase più critica dell’emergenza, anche mettendo a rischio la propria vita per proteggere quella degli altri". Di qui le richieste del sindacato: "Serve di più, serve uno sforzo concreto commisurato al valore dimostrato da queste categorie preparate e versatili, in grado di adattarsi, e questa emergenza l’ha mostrato a tutti, anche agli sconvolgimenti organizzativi che la situazione ha comportato. Chiediamo che si valorizzi la professione attraverso un contratto dignitoso che rispecchi le legittime aspettative di chi giustamente pretende di non essere dimenticato. A maggior ragione di fronte ai prossimi sacrifici che potrebbero attendere la categoria visto che non sappiamo a oggi se l’emergenza sia finita". 

Il grido di infermieri e Oss: "Turni da 10 ore, difficile anche andare in bagno"

Ecco infine un accorato appello a "non dimenticare" gli eroi in corsia: "Rappresentiamo il 60% del personale sanitario, la forza trainante di tutta la sanità italiana, anche se fino a ieri nessuno sembrava essersene accorto. Ora temiamo però che da domani tutti si dimenticheranno di noi, i politici e gli amministratori per primi ma probabilmente anche i cittadini, che con un moto di enorme solidarietà ci sono stati enormemente vicino in questi mesi, percependo la nostra sofferenza nel lavorare in certe condizioni. A loro, che ci hanno donato di tutto, va un enorme grazie".

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