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Coronavirus, la quarantena di Raffaele Sollecito e i ricordi di un'altra reclusione

L'ingegnere pugliese accusato e definitivamente assolto per l'omicidio di Meredith Kercher scrive un lungo post paragonando l'attuale situazione con la sua passata detenzione

La quarantena risveglia brutti ricordi a Raffaele Sollecito, rimandandolo al periodo in cui era detenuto per l’omicidio di Meredith Kercher (il giovane pugliese è stato definitivamente assolto da quelle accuse).

“Sono tre settimane che mi è vietato di uscire di casa e tre settimane che non posso vedere il mio cane, ma in tutta questa pandemia stavo ripercorrendo con la mente i miei ricordi e mi sono accorto che in effetti, sono fortunato – scrive Sollecito - In effetti sto vivendo questa reclusione con spirito di tranquillità assoluta, ma mi ricordo quanto ti fa soffrire chi ti toglie ogni speranza. Mi ricordo chi ti impone di compilare moduli per vedere rispettati almeno in piccola parte i tuoi diritti di essere umano”.

L’ingegnere pugliese ricorda “chi ti tenta di toglierti la dignità controllando e decidendo anche quando vederti durante i momenti di intimità. Ricordo cosa significa vivere 22 ore al giorno in poco più di 3 metri quadri, spesso in 2 persone – prosegue a scrivere - Ricordo ogni sera le urla dei detenuti che cercavano una via d’uscita dalla sofferenza; ricordo anche le urla di chi si autolesionava”.

Nel suo lungo post Sollecito si definisce “ingegnere informatico accusato di omicidio con una relativa campagna diffamatoria internazionale” e si paragona ad “innocenti famosi” come Enzo Tortora. “Io oltre al sostegno della mia famiglia, ho i miei demoni, le mie battaglie altalenanti contro la depressione e un ipotiroidismo cronico che mi porterò per il resto della vita, quindi sono fortunato – prosegue Sollecito - Sono contento da un lato che tutti quelli che hanno commentato che nelle carceri le persone vivono bene perché sono servite e riverite, adesso mangiano le stupidaggini che hanno detto; forse è un buon momento di riflessione per tutti quelli che non sanno che le condizioni di vita di un essere umano non influenzano affatto la pena di non avere la libertà”.

Per Sollecito “quando non hai fatto niente ti domandi ogni giorno il motivo per il quale sei costretto a patire la sofferenza della mancanza di libertà. E dopo te lo domanderai tutta la vita”.

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