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Niente scuola per gli alunni disabili, scatta la protesta dei compagni: "Noi non ci stiamo"

Mancanza di insegnanti di sostegno e rientro posticipato per alcuni bambini all'istituto Comprensivo 12: solidarietà dalle altre famiglie. Una mamma: "Ecco perché ho mandato le mie figlie con un cartello al collo"

Rientro a scuola nel segno della protesta per alcuni bambini dell'istituto Comprensivo 12 di Perugia. Sopra al grembuile di 'ordinanza' dei cartelli con un messaggio scandito forte e chiaro: "La scuola è un diritto di tutti". A scatenare l'indignazione di questi giovani cittadini è stato il mancato rientro degli alunni disabili per la mancanza di insegnanti di sostegno. Una notizia comunicata dall'istituto alle famiglie di questi solo pochi giorni prima del ritorno tra i banchi e che ha 'infiammato' le chat dei genitori.

Un grande moto di solidarietà nei confronti dei 'colleghi' più in difficolta: c'è chi ha lasciato il proprio figlio a casa per manifestare la propria contrarietà alla scelta della scuola e chi ha mandato il suo con un cartello di protesta al collo. Tra queste una mamma nostra lettrice: "Sabato e domenica - ci racconta - le chat delle mamme e degli ormai attivissimi papà si sono infuocate con notizie da principio vaghe, ma con un tema sconcertante: non tutti i bambini sarebbero rientrati a scuola il 14 settembre. Da genitore dopo aver visto quanto sia stata determinante la mancanza della scuola per la serenità dei bambini, ho rabbrividito. E i bambini che venivano esclusi erano oltretutto quelli che più di tutti hanno sofferto il lockdown, quelli per cui la socialità e la comunità fanno davvero la differenza".

Un'ingiustizia a cui le famiglie degli alunni si sono 'ribellate': "Mi sono chiesta perché? Perché non sono ancora arrivati i docenti promessi? Il mio compito è dire che non ci sto e insegnare alle mie bambine che non è giusto. Anche se hanno avuto paura di essere sgridate dalla maestra o derise dai compagni, le ho mandate con il cartello al collo e per fortuna erano in parecchi a pensarla come noi. Qualcuno per protesta estrema non ha mandato i figli a scuola e le maestre, chi più chi meno, si sono complimentate per il coraggio dei nostri piccoli 'sovversivi'. Rimane la tristezza di una scuola non inclusiva, né via internet né dal vivo. Io vorrei che si sapesse che questo non ci piace e che chi di dovere si assuma le responsabilità, guardando in faccia i bimbi e i genitori che il 14 non ci sono potuti essere".

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