Coronavirus, indagine di sieroprevalenza: solo lo 0,9% degli umbri ha sviluppato anticorpi

L'Istat pubblica i primi risultati: in Umbria stimate 7.519 persone con IgG positivo dopo essere entrate in contatto con il Covid. La media italiana è del 2,5: il 27% è asintomatico, numeri alti tra i professionisti della Sanità

Sono online sul sito dell'Istat i primi risultati dell'indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2 condotta (nel periodo 25 maggio-15 luglio) dallo stesso Istituto Nazionale di Statistica e dal Ministero della Salute (mentre la Croce Rossa ha condotto la rilevazione sul campo con l’aiuto delle Regioni). Un’indagine che mira a definire la proporzione di persone nella popolazione generale che hanno sviluppato una risposta anticorpale contro il virus, attraverso la ricerca di anticorpi specifici nel siero1. La metodologia adottata consente, oltre che di valutare il tasso di siero-prevalenza per il Covid nella popolazione, di stimare la frazione di infezioni asintomatiche o subcliniche e le differenze per fasce d'età, sesso, regione di appartenenza, attività economica nonché altri fattori di rischio. 

RISULTATI PROVVISORI - I risultati presentati sono provvisori (relativi a 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio) e di un milione 482 mila italiani, il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultati con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2. Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità. 

DIFERRENZE TRA REGIONI - Differenza marcate però tra le varie regioni: in cima a questa speciale 'classifica' c'è la Lombardia con il 7,5% della popolazione risultata sieroprevalente, mentre l'Umbria con il suo 0,9 % è uno degli otto territori con un dato inferiore all'1%. Nel 'Cuore Verde d'Italia' sarebbero dunque 7.519 le persone che secondo le stime hanno sviluppato anticorpi dopo essere entrate in contatto con il coronavirus, un numero cinque volte superiore rispetto ai 1.475 casi di contagio conteggiati a oggi sulla dashboard istituzionale con i dati di Regione e Protezione Civile.

LA 'CLASSIFICA'* - Lombardia 7,5%; Valle d'Aosta 4%; Bolzano 3,3%; Liguria 3,1%; Trento 3,1%, Piemonte 3%; Emilia Romagna 2,8%; Marche 2,7; Veneto 1,9%; Abruzzo 1%; Friuli Venezia Giulia 1%; Lazio 1%; Toscana 1%; Umbria 0,9%; Puglia 0,9%; Basilicata 0,8%; Campania 0,7%; Molise 0,7%; Calabria 0,6%; Sardegna 0,3%; Sicilia 0,3%.
(*Italia 2,5%)

ETÀ E GENERE - "Non emergono differenze significative per quanto riguarda il genere - si legge nello studio -. Uomini e donne sono stati colpiti nella stessa misura dal SARS-CoV-2 così come emerso anche da studi di altri Paesi. Per quanto riguarda l’età, la sieroprevalenza rimane sostanzialmente stabile al variare delle classi utilizzate". E ancora: "È comunque interessante notare come il dato di sieroprevalenza più basso sia riscontrabile per i bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) e per gli ultra 85enni (1,8%), due segmenti di popolazione per età verosimilmente più protetti e, quindi, meno esposti durante l’epidemia".

TIPO DI OCCUPAZIONE - Differenze di percentuali si registrano poi in base al settore di attività lavorativa (mentre più in generale non c'è grande 'stacco' tra occupati e non occupati). "Nella Sanità si registra infatti la sieroprevalenza più alta con il 5,3% e un intervallo di confidenza che oscilla tra il 4,1% e il 6,6. Il dato arriva al 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza con un intervallo di confidenza dal 6,5% al 13,1%". Gli occupati in settori essenziali e attivi durante la pandemia non presentano valori significativamente più elevati (2,8%) rispetto alla popolazione generale, ma si evidenzia "un dato rilevante, di cui tener conto in termini di misure e provvedimenti di politica sanitaria, che riguarda i
servizi di ristorazione e accoglienza in corrispondenza dei quali la prevalenza vale 4,2%".

CONTATTI E CONVIVENTI - Una sieroprevalenza più alta si è poi registrata per chi ha avuto contatti con persone positive: in tale circostanza si arriva al 16,4% (in Lombardia si arriva persino al 24%). I valori più alti corrispondono ai casi in cui i contatti hanno riguardato i familiari conviventi: chi ha avuto contatto con un familiare convivente infettato da coronavirus ha sviluppato anticorpi nel 41,7% dei casi, mentre la prevalenza si abbassa al 15,9% se il familiare non risulta convivente, restando tuttavia largamente superiore al 2,5% della media italiana). Un sostanziale incremento della prevalenza si osserva anche quando vi siano stati contatti con colleghi di lavoro affetti dal virus (11,6%), ovvero con pazienti nella stessa condizione (12,1%). "È opportuno sottolineare - si legge però nello studio - che anche in presenza di una stretta convivenza con persone affette da virus non è detto che necessariamente si generi il contagio - come appunto è accaduto in più della metà dei casi - purché vengano osservate scrupolosamente le regole di protezione consigliate.

ASINTOMATICI - Secondo quanto emerge dai primi risultati dell'indagine poi "il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi non ha avuto alcun sintomo. Un dato elevato che sottolinea quanto sia importante l’identificazione immediata delle persone affette dall’infezione, nonché di tutti gli individui con cui, a loro volta, sono entrate in contatto". La percentuale di asintomatici è infatti molto importante, perché evidenzia quanto ampia sia la quota di popolazione che può contribuire alla diffusione del virus. E quindi quanta attenzione ciascun cittadino deve porre alla scrupolosa applicazione delle misure basilari di sicurezza a difesa di se stesso e degli altri.

(L’Istat ha curato il disegno statistico dello studio, la progettazione del questionario - condividendola con il Comitato Tecnico scientifico - e l’analisi dei dati. Il Ministero della Salute ha sviluppato la piattaforma di monitoraggio e coordinato la rilevazione sul campo anche nel raccordo con le Regioni, i centri prelievo e i laboratori).

Il report dell'Istat con i primi risultati dell'indagine

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