Coronavirus, infermiera perugina positiva: "Il 'io resto a casa' non è una punizione, ma è ciò che vi salva"

Il post su Facebook di Sara, 31 anni, infermiera perugina che lavora a Reggio Emilia: "Non siamo eroi, e non eravamo fannulloni prima. Siamo persone, uomini e donne, professionisti che rischiamo 365 giorni l'anno"

"Ebbene sì, da qualche giorno ho cambiato punto di vista. Sono dall'altra parte della trincea, della prima linea. Ho abbandonato tuta e visiera per pigiama e occhialini per l'ossigeno. Ebbene sì, sono anche io nelle statistiche della Protezione Civile delle 18 tra i positivi per COVID19 ancora non guariti. Diagnosi "polmonite COVID19"". Comincia così il post su Facebook di Sara Calzuola, infermiera perugina che lavora a Reggio Emilia. Ecco la storia che ha scelto di raccontare.

Fa strano, molto strano perché difficilmente mi ammalo (neanche il raffreddore), fa strano perché se sento ora un campanello suonare vorrei alzarmi ed andare a rispondere ma non posso farlo. Fa strano farsi fare dai tuoi colleghi, con cui hai lavoro fino a una settimana fa, l'emoganalisi arteriosa (vi dico che non è poi così divertente).
Fa strano perché hai 31anni, nessuna patologia cronica ed ora ti ritrovi a prendere più farmaci di tua nonna che ha quasi 90 anni. Fa strano perché a volte senza ossigeno non respiro poi così tanto bene.
Ecco fa strano trovarsi per un gioco del destino un po' beffardo dall'altra parte del corridoio.
È tutto imprevedibile, veloce. Vai al lavoro, ti disinfetti tutta, ti vesti e ti svesti con attenzione ma forse non lo sei stata al 101% ed alcuni giorni dopo inizi ad accusare i primi sintomi lievi. Arriva la febbre e la tosse, dolori diffusi e poi scompaiono odori e sapori, perdi l'appetito e ti affatichi con poco. I tuoi colleghi ti tengono sotto controllo da casa e ti vietano i minimi sforzi e tu dici "cavolo già sono in isolamento domiciliare neanche libertà di fare quello che voglio" ma non c'è problema perché ora per come sono messa non riuscirei a fare quello che voglio. Loro sono preoccupati perché a casa sei sola e non saprebbero come aiutarti se ne avessi bisogno. Allora non ti rimane che dare ascolto ai loro consigli. Li fai contenti e soprattutto tranquilli. Loro ora sono la tua famiglia più vicina. Quella di sangue ti segue dalle video chiamate a 300km di distanza con un po' di apprensione (un po' = molta apprensione ...io non sono madre e quindi non posso capire, così mi hanno detto).
Seppur tu sia diligente, ascolti e non ti sforzi, arriva il giorno che respiri peggio e tu lo sai cosa vuol dire. Conosci quei valori che compaiono sul saturimetro. Li hai studiati e li hai visti sui monitor dei tuoi pazienti in questi giorni. Inizi a pensare che forse da sola non riesci più e come tutti i giorni invii il bollettino medico alla tua amica dottoressa che ti segue come una sorella maggiore e ti dice che c'è poca scelta, il tempo di lasciare i bimbi con qualcuno e verrà a prederti per accompagnarti in PS. Avevamo fatto un patto in settimana, se i valori sarebbero scesi rispetto alla norma non potevo dire nulla ma avrei accettato tutto e così è stato.
Arrivo in PS, al triage riconosco l'infermiere, ci guardiamo, lui ha già capito, controlla subito gli atti respiratori che faccio in 1minuto...non sono pochi, misura la febbre ma per fortuna quella è scesa. Mi dice "ora ti prendo una carrozzina e ti accompagno io dentro" ed io "no no nessuna carrozzina, fatemi almeno camminare sono un'infermiera, riesco a camminare vi prego".
"Non adesso, ora non sei un'infermiera o meglio sei un'infermiera paziente"
Tranquilli "paziente" sta come sostantivo non come aggettivo...
SBAM!!! Ecco la verità!
Ecco gli eroi che fine fanno!
Mi ritrovo in una stanza isolata da tutti gli altri presenti in PS non perché ho ricevuto un trattamento di favore ma solo perché io ero già positiva cconclamata e gli altri erano solo sospetti. Sono queste le procedure.
Inizia così la mia solitudine targata COVID19.
Passa solo gente bardata da testa a piedi. Lavorano veloce, da un pz all'altro ma hanno anche il tempo per fare qualche battuta all'anziano che sta litigando con la mascherina. Eh si non gli piaceva proprio al signor Luciano.
Tocca a me. Mi portano in un ambulatorio, mi accomodo sul lettino ed inizio a rispondere alle domande del medico. Si avvicina l'infermiere e dalla mascherina mi dice "Quindi siamo colleghi? Mi dispiace ma devo farti il prelievo" ed io da vera paziente modello indico la vena da pungere. Eh si i pazienti rompi**** lo fanno! Che nervoso! Ed io non vorrei essere da meno.
Poi è il turno della tac. "Polmonite ti ricoveriamo"
Medicina Cardiovascolare letto 24. Mi accolgono le mie colleghe, mi mancavano troppo e quindi mi sono trovata una buona scusa per venirle a trovare. Ora con l'ossigeno va meglio. L'emogasanalisi questo dice ed io mi fido di lui...soprattutto dopo il dolore per farlo ci mancherebbe se non mi fidassi.
Certo i passi che faccio sono pochi, solo all'interno della stanza, meglio se con l'ossigeno, proseguo la terapia con le mie compresse colorate e il sorriso delle mie colleghe e delle mie dottoresse.
Oggi se non ci fosse stata questa pandemia avrei forse lavorato, sarei stata di turno come lo sono stata per Natale e la notte del 31 dicembre. Noi non conosciamo giorno o notte, domeniche o giorni feriali. A volte può essere un peso, ma l'ho scelto io. È stata la mia scelta di vita e per ottenere ciò che ho oggi ho fatto sacrifici. Ho studiato, mi sono impegnata, ho lasciato la mia famiglia, la mia città e mi sono trasferita a 300km di distanza, ho girato l'Italia per il posto fisso. Ho festeggiato quando ho messo la firma della vita un anno fa.
Non siamo eroi, e non eravamo fannulloni prima. Siamo persone, uomini e donne, professionisti che rischiamo 365gg l'anno. Rischiamo di ammalarci sempre, di essere aggrediti sempre. Non solo oggi.
Ma continuiamo per la nostra strada. Arriveremo alla fine perché tutto andrà bene. Noi ne usciremo provati e a pezzi. I segni sul volto delle mascherine o le lesioni sul naso guariranno ma la nostra mente, i nostri occhi e il nostro cuore non cancelleranno mai cosa hanno visto e provato.
Oggi è Pasqua ancora per poco tempo. È risurrezione. È rinascita. Ci faremo trovare pronti anche noi alla fine di tutto ciò.
Però vi chiedo solo di continuare a portare pazienza anche se non siete pazienti come me, di continuare a fare qualche sacrificio (alcuni di noi fanno sacrifici non paragonabili sappiatelo).
Il #iorestoacasa non è una punizione ma è ciò che vi salva, ora.
Non pensate che se i dati migliorano siamo salvi, non corriamo il rischio di buttare nel cesso tutto quello fatto fino ad ora solo per festeggiare Pasquetta al mare o con gli amici di una vita. Arriverà anche quel momento se saremo capaci ora di rispettare le regole. Tutti! I pochi che le rispettano non possono avere il peso di salvare tutti! Ognuno faccia la sua parte. Non fate glibstronzi!
I miei colleghi e i miei dottori lo stanno facendo. Io spero di tornarla a fare il prima possibile. Da un letto di ospedale è ancora più difficile stare con le mani in mano. Sarà bello festeggiare tutti insieme alla fine. La fine ci sarà! Deve esserci!
Auguri di buona Pasqua
Un abbraccio
Sara

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