Coronavirus, indagato e arrestato a Perugia per infiltrazioni mafiose muore in ospedale a Milano

Il decesso è avvenuto ieri dopo quasi un mese di ricovero. I familiari chiedono chiarezza: "Ricoverato in ritardo e nessuno ci ha avvertito"

Antonio Ribecco era stato arrestato nell’ambito dell’operazione Infection su presunte infiltrazioni mafiose in Umbria in collegamento con la Calabria.

Meno di un mese era stato ricoverato da Voghera a Milano per Coronavirus. Da detenuto in attesa di giudizio è morto l’altra sera a 59 anni.

Gli arresti erano stati eseguiti a dicembre del 2019 e in Umbria avevano portato al sequestro di quote e patrimonio di tre società tra Marsciano, Torgiano e Corciano ad opera della polizia di Stato, sotto la direzione delle procure distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, dirette da Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri.

I familiari del detenuto, assistiti dagli avvocati Giuseppe Alfì e Gaetano Figoli del foro di Perugia, adesso vogliono chiarezza, anche in ordine alle eventuali responsabilità, affermando di non essere stati avvertiti della patologia del loro familiare e di averlo scoperto solo dopo il ricovero in quanto il detenuto aveva saltato i colloqui telefonici. La positività al Covid19 sarebbe stata la conseguenza dell’ultimo colloquio con il figlio in carcere, ma subito è stato precisato che l'ultimo colloquio era avvenuto un mese prima e non ci sono altri casi di positività in famiglia.

Ci si troverebbe di fronte, quindi, ad un grave episodio di inadempienza sanitaria, oltre che di giustizia in quanto non sono state previste misure alternative alla detenzione in carcere per le persone in attesa di giudizio.

I familiari hanno chiesto di accedere ad una relazione sdu quanto accaduto in carcere, ma che non è stata ancora fornita.

L'uomo nel corso di un colloquio con il figlio aveva detto di essere stato male, ma di sentirsi un po' meglio e che le guardie carcerarie avrebbero fornito al cliente della semplice tachipirina e dopo 4 giorni in queste condizioni sarebbe stato ricoverato presso l'ospedale San Paolo di Milano.

I familiari chiedono anche rispetto per una persona che in attesa di giudizio non ha avuto modo di difendersi dalle accuse mosse contro di lui.

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“La morte del secondo detenuto nelle carceri italiane aumenta ancora di più l’attenzione da parte nostra sulla situazione dei contagi da Covid-19 all’interno degli istituti. Sono molti gli istituti in Italia che sono oramai in enorme difficoltà per il propagarsi del virus tra i detenuti e i poliziotti. Bologna, Verona, Voghera e Pisa sono solo alcuni delle carceri in cui i contagi si contano a decine da una parte e dall’altra. Solo a Verona ci sono 50 contagiati tra poliziotti e detenuti. Siamo molto preoccupati vista l’incapacità dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia di gestire le criticità che ogni giorno si presentano”, afferma Aldo di Giacomo del sindacato S.PP..

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