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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

Coronavirus, la rabbia dei medici di Perugia: "Eroi o carne da macello? Dopo un mese mancano ancora le mascherine"

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Perugia, con una nota durissima, chiede protezione e tutele nel fronteggiare l'emergenza Covid-19

Coronavirus, la rabbia dei medici. L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Perugia, con una nota durissima, chiede protezione e tutele nel fronteggiare l'emergenza Covid-19. "Eroi o carne da macello?", si chiedono. E spiegano: "Da oggi il sito dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Perugia, al pari di quello della Federazione Nazionale è listato a lutto per ricordare i 40 medici che finora hanno perso la vita a causa del Coronavirus. Decine di morti, centinaia di ricoverati in ospedale o rianimazione, migliaia in isolamento. Un contagiato su 10 è un sanitario".

Ancora: "Di fronte a questi numeri di colleghi  - spiega l'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Perugia - si fa strada una domanda. Ma non era tutto sotto controllo ed eravamo la nazione che aveva adottato le misure più severe per il contagio? Dobbiamo purtroppo constatare che dopo un mese ancora mancano mascherine e dispositivi di protezione. Pressoché assenti nel territorio, inadeguati e insufficienti negli ospedali".

Infine, le richieste di mascherine e tamponi rapidi  - e a tappeto - per tutti gli operatori sanitari: "La nostra proposta immediata, per consentire di far fronte all’epidemia e una ripresa almeno parziale dell’erogazione delle prestazioni essenziali almeno ai soggetti più vulnerabili garantendo un’adeguata protezione non solo agli utenti ma anche agli operatori sanitari, consiste nello sbloccare immediatamente e senza ritardi le forniture di dispositivi di protezione individuale ma anche di eseguire test di screening a risposta rapida in maniera sistematica per lo meno a tutti gli operatori sanitari operanti nel pubblico e nel privato – inclusi i medici di medicina generale e operatori di case di riposo o RSA, centri diurni – che mostrano sintomi di infezione da Covid-19 (anche lieve e in assenza di febbre) o che sono stati in contatto con casi sospetti o confermati. Altrimenti oltre ai rischi personali che gli operatori sanitari si trovano ad affrontare, gli ospedali e il personale medico potrebbero diventare un possibile ulteriore veicolo di diffusione per l’infezione". 

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