Coronavirus, arrestato a Perugia per associazione mafiosa e detenuto a Voghera: è positivo e ricoverato

L'uomo, fermato a dicembre del 2019 in un'operazione anti ndrangheta in Umbria e a Catanzaro, è stato trasferito all'ospedale a Milano. Familiari e avvocati si appellano al ministro: "Le carceri possono diventare un lazzaretto"

Un detenuto nel carcere di Voghera è stato trasferito all’ospedale San Paolo di Milano in quanto risultato positivo al Covid19. L’uomo era stato trasferito da Perugia a Voghera dopo l’arresto nell’ambito di un’operazione antimafia condotta dal sostituto procuratore Nicola Gratteri tra l’Umbria e la Calabria.

Gli arresti erano stati eseguiti a dicembre del 2019 e in Umbria avevano portato al sequestro di quote e patrimonio di tre società tra Marsciano, Torgiano e Corciano ad opera della polizia di Stato, sotto la direzione delle procure distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, dirette da Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha conferma la positività al Covid19 di un detenuto nella Casa circondariale di Voghera. L’uomo aveva parlato con i familiari lamentando di stare male, poi il ricovero presso l’ospedale civile cittadino. All’esito del tampone i compagni di cella sono stati posti in quarantena precauzionale per 14 giorni.

I familiari del detenuto, difeso dagli avvocati Giuseppe Alfì e Gaetano Figoli del foro di Perugia, fanno “un appello al ministro della Giustizia in ordine alla possibilità, in questo momento di emergenza, di concedere gli arresti domiciliari alle persone che sono sottoposta a misure cautelari dentro le carceri”.

Il detenuto “sottoposto a misura cautelare nel carcere di Voghera è stato, nella giornata di ieri, ricoverato presso l'ospedale San Paolo di Milano per Covid19 – scrive l’avvocato Alfì - Le carceri sono sovraffollate e la probabilità che possano verificarsi casi di contagio all'interno degli istituti penitenziari è elevata ed è da evitare in tutti i modi, anche perché si rischia di farli diventare dei lazzaretti. La cosa però più vergognosa da denunciare è che, questo mio cliente è stato male per due giorni con febbre altra e problemi respiratori senza essere preso in cura dal personale medico del carcere – prosegue il racconto del legale - Guardie carcerarie avrebbero fornito al cliente della semplice tachipirina e dopo 4 giorni in queste condizioni sarebbe stato ricoverato presso l'ospedale San Paolo di Milano. A questo punto mi domando come è possibile che in un carcere dove i detenuti sono tenuti lontano dalla società sia stato possibile un contagio. soprattutto considerando che il detenuto non vedeva i propri parenti dal 15 di febbraio” ed “è vergognoso pensare che una persona ristretta con misura inframuraria possa essere lasciata senza cure mediche per 4 giorni”.

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I parenti e i legali, infine, lamentano il fatto che l’uomo “è stato ricoverato senza avvertire familiari e gli avvocati. I familiari hanno avuto notizia del ricovero solo perché, preoccupati di non aver ricevuto la telefonata programmata del proprio parente hanno chiamato il carcere e dopo aver insistito per avere informazioni sono stati notiziati del ricovero. Quindi rivolgo al ministro della Giustizia e al presidente del Consiglio l'appello affinché nell'ottica di evitare possibili contagi si evitino gli affollamenti negli istituti penitenziari concedendo gli arresti domiciliari ed assicurando una forte presenza di cure ed assistenza medica ai detenuti”.

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