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Coronavirus, a Corso Garibaldi i clan dei pusher sfruttano il blocco. Ma il quartiere non si inchina e pensa al futuro

Dopo tante segnalazioni da parte dei cittadini, dopo video e denunce, ecco come stanno le cose. Ma i cittadini e le associazioni hanno un piano per la fase 2

Tutta la città, istituzioni comprese, conoscono ormai il processo iniziato in Corso Garibaldi due anni fa grazie alla volontà e alle iniziative degli esercenti della via, associazioni e residenti; si è riscontrato infatti un miglioramento evidente che è sotto gli occhi di tutti ed è molto apprezzato dalla cittadinanza che è tornata a rivivere una delle zone più interessanti di Perugia.

Un percorso di riqualificazione spontaneo avvenuto attraverso il presidio giornaliero della via come avvenuto in altre zone della città e corredato da numerosi eventi ed iniziative comuni organizzate soprattutto nel periodo primaverile, estivo e cioè notti bianche\brave, Mezzanotte Arcobaleno,feste di quartiere, iniziative al Parco sant'Angelo grazie al Progetto T.Urb.Azioni con l'Associazine Yabasta e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Appena tutti i progetti del luogo si sono interrotti, In questi momenti dove la gente è chiamata ad una battaglia ancor più insidiosa contro il COVID-19, che limita a livello personale, lavorativo e commerciale il quotidiano della Via, si sono ripresentate le ormai conosciute problematiche. In tutto questo c'è qualcuno che in barba ai lavoratori e alla legalità continua in maniera, anche più imperterrita, a proseguire un'attività illecita di spaccio e di consumo. Parliamo dei fatti che si stanno susseguendo in questi giorni di lockdown, che riguardano i soliti noti,liberi di usufruire della via per i loro traffici.

Di quello che accade e del futuro di corso Garibaldi ne abbiamo parlato con Michele Radicchia, chef del 'Cammino Garibaldi', da sempre in prima linea contro gli spacciatori pagando anche sulla propria pelle, due aggressioni, questa battaglia sociale per far tornare questa zona del centro libera e viva. 

Di chi e cosa stiamo parlando? Mi riferisco agli attori che stanno minando il vostro lavoro a Corso Garibaldi. "Degli spacciatori di differenti etnie che con l'aiuto di alcuni autoctoni, continuano ad insozzare il luogo che li ospita, soprattutto nelle immediate vicinanze del Corso, ovvero in Via dei Pellari, Via del Tornitore, Via Graziosa ed il distributore automatico di vivande. L'aiuto fondamentale del Comune in tutto questo, viene nel merito della figura del Consigliere Comunale Massimo Pici, poliziotto e sindacalista del SIULP, conosciuto per i suoi lavori legati a progetti come "L'altra Perugia" e il video" Zbun" (derivato dallo slang tunisino per il cliente che acquista droga) e del libro che ne è stato tratto " In nome della cocaina" di Vanna Ugolini. Per questo in tanti, hanno voglia di cambiare, di non sentirsi piu' schiavi di un sistema di droga, di spacciatori e tossici che hanno atteggiamenti di menefreghismo nei riguardi di tutto e tutti. Come se si sentissero invulnerabili dinnanzi ad un sistema quasi garantista, tanto da potergli dare quella spavalderia dovuta al non avere paura delle leggi, che si ripresenta nel momento in cui siamo chiamati a fermarci per motivi importanti.

In attesa che finisca l'emergenza per la pandemia, c'è già un piano per rilanciare la via e rinconquistare gli spazi in mani ora ai clan dello spaccio? "Per il futuro passata l'emergenza sono in progetto insieme ai commercianti della via ed alle associazioni Yabasta! Perugia e Vivi il Borgo numerose iniziative e ci saranno a breve molte sorprese, volte alla riqualificazione della zona, va studiato insieme a tutte le istituzioni del caso un piano di medio, lungo periodo per capire come dovrà diventare questo importante quartiere di Perugia. In tutto questo i commercianti e i residenti, dopo un esposto di oltre duecento firme, si sentono consapevoli del fatto che la voglia di un futuro roseo è tangibile e che non si chineranno davanti a quelle realtà che inceppano un meccanismo che sta andando nel verso giusto. Corso Garibaldi non si china".

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