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Perugia ricorda Giacomo Santucci, a dieci anni dalla scomparsa

Perugia ricorda Giacomo Santucci, a dieci anni dalla scomparsa, con un’iniziativa fortemente voluta dalla città, dal figlio Enzo e dalla nipote Maria. E lo fa con un convegno (“Perché il filo della memoria non s’interrompa”) tenuto presso da direzione didattica del 2° circolo in via Magnini.

Alle loro spalle viene proiettato il ritratto di Giacomo, realizzato dal grafico Umberto Raponi. A Enzo Santucci il compito di introdurre, ricordando la teoria capitiniana della “compresenza”. Interviene poi l’assessore regionale Antonio Bartolini a portare un saluto affettivo e personale, più che istituzionale. Spiega infatti che suo nonno (col suo stesso nome), oltre che musicista di vaglia e ricercatore di tradizioni etno-musicali, fu sodale e collaboratore di Santucci. Annuisce la madre, signora Claudia Carreras, anche lei ex insegnante e protagonista della fondazione del “Centro nazionale documentazione del libro scolastico”, insieme, appunto, a Giacomo Santucci, Fernanda Maretici, Maria Antonietta Paolini, Vincenza Losito Baldasserini.

L’assessore Wagué ricorda la passione civile e pedagogica di Santucci. La nipote Maria, proponendo immagini dell’amatissimo nonno, ne declina i tre versanti di politico- amante della città, di persuaso educatore, di uomo di famiglia. E ripercorre con commozione le tappe della sua attività di maestro e direttore, l’esperienza assessorile (1970-1975) che si tradusse nell’apertura di un centinaio di scuole materne comunali, oltre che nella tenace e combattiva azione di recupero del Grifo e del Leone, apparentemente condannati all’esilio di un interminabile restauro. E poi la dimensione umana e privatissima. Insieme alla vicinanza alle associazioni di cultura popolare come il Bartoccio e l’Accademia del Dónca. In una diegesi appassionata, tinta di affetto indefettibile.

L’antropologa Cristina Papa relaziona sul tema “Imparare la diversità nel confronto fra le generazioni”. Rifacendosi all’azione politica e sociale di Santucci che seppe porre Perugia al centro dell’innovazione, con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Il dirigente Jacopo Tofanetti scandisce l’atteggiamento professionale del “direttore” Santucci e il taglio mai burocratico, anzi affettuoso, dei suoi rapporti col personale. Passa quindi ad illustrare la ripresa del progetto didattico, attivato da Santucci, sul tema del filo rosso che lega i nonni coi nipoti. Walter Pilini, che fu amico e sodale di Giacomo, ne illustra brevemente l’eredità pedagogica e dà lettura di una composizione giocosa scritta (con lo pseudonimo di Boldrino) dal professor Enzo Coli, già assessore comunale alla cultura. Presente un vasto pubblico di estimatori, amici, ex collaboratori: con una punta di orgoglio e un filo di commozione.

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