Continua la protesta della scuola di musica “La Maggiore”, ospitata nei locali della Fondazione Sant’Anna

La scuola ha compiuto, dunque “un investimento di idee, di risorse economiche, di lavoro, uniti da passione, entusiasmo e… follia, per raggiungere il risultato più alto e professionale possibile”. Come era strutturato: “Pavimento in legno d'abete, spesso ma morbido, appoggiato su uno strato di sabbia, pareti e doppie porte insonorizzate, cabina di regia con vetrata acustica, cavi, pannelli fonoassorbenti, impianti, arredi, pianoforte a coda, strumentazioni audio, macchine di missaggio, tutto finalizzato ad una ripresa acustica e video perfetta”. Uno studio, dunque, messo su interamente con fondi privati e di livello tale come in giro se ne trovano pochi .

Ci hanno lavorato musicisti come Bollani, Rea, l’Orchestra da camera dell'Umbria, Umbria Ensemble, Girotto, Biondini, Sulpizi, Chiavoni, Masi, Ancillotti, Almada, Fabbriciani, Coscia, Vered, Arrighini, Fresu, fratelli Mancuso e tanti altri, sia per produzioni musicali, sia per tenere concerti, prove e master class con ripresa audio e video”. Insomma, se tali giganti del pentagramma hanno deciso di avvalersi di questa struttura, deve ben avere qualcosa, o molto, di veramente speciale.

Ma come hanno effettuato la scelta di questo spazio? “L’hanno individuato non dal vivo, ma su una cartina del catasto vecchia di quarant'anni. Semplicemente, se lo sono preso”. “Senza prima una parola, un dubbio, un contatto, un tentativo di dialogo, di accordo, magari di una collaborazione. Senza offrire nulla in cambio. Sgomberato in 10 giorni, svuotato, violentato e stravolto, non esiste più. Il lavoro di una vita”, dicono amaramente. Parole che fanno male e che testimoniano la rabbia impotente dei responsabili della scuola. I quali commentano: “Questo è l'operato di un'amministrazione locale, di una preside, di una fondazione, la proprietà, cosiddetta formativa/culturale”.

Poi viene espresso un dubbio: “Ma siamo poi proprio sicuri che nel complesso immobiliare non siano presenti altri spazi vuoti che potevano essere proficuamente utilizzati? La Sala Sant'Anna? L'ultimo piano? Il penultimo? I locali della fondazione? La palestra? Gli enormi corridoi?”. Interrogativo legittimo. Che si conclude con un’amara riflessione: “Perché prendere i nostri spazi? Perché togliere ad una scuola di musica, che lavora tutto l'anno con tante persone, uno studio di registrazione, una sala concerti, un'aula per le master class?”. Interrogativi ampiamente condivisi dal mondo della cultura, perugina e non solo.

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