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La guerra sul vincolo paesaggistico da Perugia a Marsciano, Fressoia: "Basta un testo asciutto per evitare scontri"

Il ritorno di un vincolo sul contado che si estende da Perugia fino a Marsciano sta creando divisioni e tensioni. Chi teme che costruire e modernizzare sarà impossibile, chi lo chiede invece per evitare l'assalto dei costruttori. Abbiamo intervistato Fressoia (Italia Nostra) per capire meglio cosa accade

Scontro al calor bianco tra Soprintendenza, Comitati del marscianese e Regione. Oggetto del contendere è il vincolo paesaggistico sul cosiddetto Contado di Porta Eburnea: un territorio vasto 58 kilometri quadrati, ricco di borghi, palazzi storici, ville, casali, valli e coltivi tuttora ben conservati. Si estende da via Settevalli a buona parte del territorio di Marsciano.

È dal 2010 che i Comitati chiedono una protezione di legge, prima che ulteriori urbanizzazioni rovinino gli scenari di pregio. Il discusso ex Sovrintendente dell’Umbria, architetto Gizzi, nel 2015 adotta un decreto di vincolo paesaggistico. Dal canto loro, Regione dell’Umbria e Comune di Marsciano, supportati dalle associazioni professionali dei costruttori e dei progettisti, si oppongono perché il testo del vincolo impedisce qualsiasi intervento edilizio contemporaneo. Dicono: “Così non si appoggia più a terra neanche un mattone!”.

È dovuta intervenire, la settimana scorsa, il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni per chiarire la posizione del Ministero, che intende recepire senz’altro la volontà di tutela, ma non attraverso il vincolo emanato dalla Soprintendenza. “Occorre farlo, dice, attraverso il Piano Paesistico Regionale che è in corso di redazione, d’intesa con la Regione”. Circostanza che solleva malumori e sospetti nei Comitati. Per provare a capirci di più, sentiamo in proposito l’architetto Luigi Fressoia, presidente di Italia Nostra, noto per le sue posizioni di equilibrio e per capacità di sintesi.

Allora, architetto Fressoia, come stanno le cose? Chi ha ragione? Chi ha torto? “Siamo in una tipica guerra Guelfi e Ghibellini, dove si perde di vista la sostanza, preferendo il gusto dello scontro. Conservare il pregio paesaggistico – ne sono convinto – sta a cuore anche a chi si è opposto al testo del vincolo, emanato dal soprintendente Gizzi nel 2015. Però questi oppositori, a propria volta, sbagliano bersaglio, non riuscendo a individuare il nocciolo della questione”.

Qual è, allora, il nocciolo della questione? “Da un lato il testo del vincolo è spaventoso: 22 pagine di linguaggio farraginoso, ripetitivo, ossessivo, contraddittorio, sgrammaticato, pieno di refusi, con contenuti esagerati, impossibili, impropri… e credo pure illegittimi. Sono disponibile a un’esegesi pubblica del testo. Dall’altro lato, la Regione mostra un evidente analfabetismo istituzionale, addirittura teorizza che Regione, enti locali e Soprintendenza devono “agire insieme”. Ma questo non corrisponde a verità e a diritto. Fin dalla fondazione dallo Stato Unitario, certe materie (come la tutela dei monumenti e del paesaggio) sono state poste in capo ad enti centrali, come la Soprintendenza, proprio per parare sbandamenti che negli enti locali sono facili e fisiologici, dal momento che l’ente locale, per la sua vicinanza alla popolazione, è soggetto alle naturali pressioni di chi vota”.

E allora: dov’è che gli oppositori sbagliano bersaglio? “Non riescono a dire che la tutela è più efficace, se espressa con un testo asciutto, breve, comprensibile a tutti. Personalmente, lo saprei riscrivere in mezza pagina. Non riescono a chiedere che è la procedura autorizzativa a doversi finalmente modernizzare. Pensi che adesso, in un’area vincolata, bisogna fare domanda e aspettare, anche per otto mesi, la risposta della Soprintendenza, sia che si voglia cambiare una finestra, sia che si costruisca un palazzo”.

Lei come farebbe? “Le buone pratiche di manutenzione, di restauro, di arredi e di sistemazioni esterne sono già stabilite in due documenti tecnici che lo stesso vincolo di Gizzi cita e prescrive. Quindi in capo al cittadino che deve fare una qualsiasi cosa metterei solo l’obbligo di comunicare via mail, a Comune e Soprintendenza, la propria intenzione di realizzare determinate opere. Poi agisce liberamente, nel rispetto di quei documenti tecnici. A Soprintendenza e Comune rimane la facoltà di verificare e, al caso, sanzionare gli interventi mendaci”.

E gli interventi più grossi? “L’architetto della Soprintendenza, responsabile di una zona, potrebbe presenziare alle Commissioni Edilizie Comunali, ovviamente con diritto di veto sulle pratiche in aree vincolate”. 

Ma queste modifiche implicano leggi nazionali. “Certo, e anche leggi regionali. Ma che ci stanno a fare, a Roma, sedici parlamentari umbri. E i trenta consiglieri regionali a Palazzo Cesaroni non sono pagati per legiferare? Basterebbe metà del fervore con cui si sono coalizzati contro Gizzi per cambiare utilmente le cose”.

Allora, se è così facile, perché non si fa? “Ciechi come mosche contro il vetro: sono tutti affetti da “normite”, quella malattia per la quale, se non normi tutto, nel modo più astruso possibile, non ti senti bravo”.

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