Consiglieri comunali "morosi", per la Procura non ci sono elementi per il processo

Notificata la richiesta di archiviazione: "Debiti pagati testimoniano la buona fede. La rateizzazione ne impediva l'esigibilità"

La Procura di Perugia ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico degli ex consiglieri comunali Stefano Mignini, Massimo Perari, Giuseppe Cenci e Armando Fronduti e per l’ex assessore Francesco Calabrese in merito alle false dichiarazioni su debiti nei confronti dell’ente che ne avrebbero reso incompatibile la carica o l’incarico in Comune.

La vicenda era nata dall’esposto dell’allora consigliere comunale Tommaso Bori (Pd) e poi dalla denuncia presentata dal sindaco e dal presidente del consiglio comunale e dal segretario generale “in ordine all’insussistenza di cause di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità rese dalle persone sottoposte ad indagini”.

Nello specifico ai consiglieri comunali veniva contestato il fatto di “aver attestato falsamente nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà” la mancanza di cause che ne impedissero la candidatura, l’elezione e l’assunzione di incarichi, quando in realtà sarebbero state notificate cartelle esattoriali riguardanti multe, tasse e balzelli comunali non pagati. Dichiarazione che avrebbe portato alla proclamazione degli eletti e alla nomina ad assessore. I debiti variano con somme da 14mila 300 euro.

Tutti gli indagati hanno chiesto di essere sottoposti ad interrogatorio e hanno depositato memorie difensive sostenendo che “non era intenzione dichiarare il falso e di indurre in errore l’amministrazione”, ricordando anche che “i relativi inviti di pagamento erano stati ricevuti da familiari o gestiti da terzi” e non avevano saputo dell’esistenza del credito (in alcuni casi anche prescritti).

Per la Procura tali giustificazioni “non potranno verosimilmente trovare smentita dibattimentalmente” anche tenendo “conto dell’entità degli importi dei debiti contestati”. Sui debiti, inoltre, pesa anche la richiesta di rateizzazione che di fatto li ha resi “non liquidi, né esigibili alla data della dichiarazione”.

Sempre per il pubblico ministero Massimo Casucci, infine, “il successivo, integrale pagamento dei debiti una volta emersa la questione depone per la inidoneità degli elementi raccolti al fine di sostenere l’accusa in giudizio.”

Gli indagati per cui è stata richiesta l’archiviazione erano difesi dagli avvocati Stefano Tentori Montalto, Marco Angelini, Anna Maria Tempesta, Silvia Terradura, Fausto Terranova e Roberto Tittarelli.

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