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Cronaca

Rapina e ricettazione, incastrato dalle sue stesse dichiarazioni: condanna definitiva per il rapinatore

Confermati i 3 anni e 1 mesi e la multa di 600 euro

Tre anni e 1 mese di reclusione, oltre al pagamento di una ammenda di 600 euro. È la condanna inflitta a un 47enne perugino per il reato di rapina e ricettazione, in concorso con altro soggetto.

L’imputato, difeso dall’avvocato Monia Falaschi, si è vista confermare la condanna dalla Cassazione che ha rigettato il suo ricorso basato sulla nullità dell'acquisizione e utilizzazione del verbale di sommarie informazioni rilasciate alle forze dell’ordine all’indomani del reato, ma senza l’assistenza del difensore. Vizio che sarebbe stato sanato dalla successiva escussione, questa volta con il difensore, ma nel corso del quale non sarebbero state rivolte domande, ma solo se l’allora indagato intendesse confermare quanto detto in precedenza.

La difesa ha anche contestato il fatto che la condanna sarebbe arrivata a seguito delle dichiarazioni confessorie dell’imputato, quelle stesse dichiarazioni che sarebbero inutilizzabili, e tramite i tabulati telefonici, attestanti i contatti con il complice. Tabulati che presi da soli non sarebbero idonei a dimostrare il coinvolgimento dell’imputato nella commissione dei reati di rapina e ricettazione.

Secondo la difesa non sarebbero emersi neanche degli elementi idonei a determinare il valore dei preziosi ricettati e che il fatto che l’imputato, anche nelle dichiarazioni, non avrebbe riferito nulla in relazione alla parte che gli sarebbe spettata.

Per i giudici di Cassazione il ricorso va respinto e la sentenza confermata in quanto l’imputato avrebbe ripetuto in più occasioni quanto detto alle forze dell’ordine senza difensore. Mentre il secondo motivo di ricorso non è consentito dalla legge.

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