Condannato per una foto al seggio elettorale, finisce nei guai per minacce e insulti all'avvocato e al pm

L'uomo accusa legale e magistrato di essere d'accordo per rubare soldi allo Stato e perseguitare i cittadini

Fotografa la scheda elettorale al seggio, viene denunciato dal presidente e poi la Procura gli notifica un decreto penale di condanna. Al ricevimento di questo atto giudiziario inizia a prendersela con l’avvocato e con il pubblico ministero, finendo sotto processo a Firenze per minacce e diffamazione.

L’uomo era stato sorpreso a fotografare la scheda nella cabina elettorale, denunciato e condannato con decreto penale al pagamento di 2.500 euro. Dopo la notifica dell’atto aveva chiamato il suo avvocato dicendo che non avrebbe pagato. Al che il legale gli diceva che c’erano venti giorni per fare opposizione e contestare la sanzione.

Il cliente, però, non dava ascolto e iniziava a insultare e minacciare il legale, sostenendo che era dalla parte della Procura, che non lavorava e rubava i soldi dello Stato. In una sera inviava all’avvocato settecento messaggi minatori e offensivi.

Il legale bloccava il contatto sui social e sui sistemi di messaggistica; ma l’ex cliente non si dava per vinto e scriveva una mail alla Polizia provinciale di Perugia nella quale replicava insulti e minacce all’avvocato (“ti taglio la testa … ti brucio ...ti ammazzo”), con una novità, nel novero di offese e intimidazioni, inseriva anche il pubblico ministero che aveva firmato il decreto penale di condanna.

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La Polizia provinciale girava subito la mail alla Procura di Perugia che per competenza (essendo implicato un magistrato) alla Procura di Firenze per l’apertura di un fascicolo per minacce, oltraggio e diffamazione. Accuse dalle quali adesso l’uomo di dovrà difendere, oltre a pagare la sanzione per aver scattato una foto al seggio elettorale.

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