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Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Processato e condannato per il reato sbagliato, sentenza annullata in appello

L'uomo era ccusato di furto di acqua dopo aver rotto i sigilli del contatore, in realtà aveva rimosso e sostituito l'apparecchio compiendo il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Condannato per furto di acqua, in appello si scopre che il reato era diverso, cioè esercizio arbitrario delle proprie ragioni e, quindi, la sentenza è nulla.

Lo ha stabilito la Corte d’appello di Perugia in relazione ad una condanna emessa in primo grado a carico di un uomo accusato di “furto aggravato della pubblica fornitura idrica, per complessivi 25 metri cubi di acqua potabile, previa rimozione del sigillo apposto dall’Ente gestore”.

Nel corso del dibattimento è emerso, invece, il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, cioè quello relativo ad “un nuovo allaccio abusivo alla rete idrica, mediante l’apposizione di un contatore privato, nella convinzione di averne soggettivamente diritto e senza ricorrere alle dovute vie giudiziarie, anche a prescindere dal quantitativo di acqua che poi sarebbe stato consumato”.

Secondo i giudici di appello sarebbe stato violato il diritto ad essere giudicato in base ad “un valido contradditorio tra le parti” con “evidente pregiudizio alle facoltà difensive dell’imputato”.

Ne consegue che la sentenza di primo grado è nulla “per avere il primo giudice giudicato e condannato per un fatto-reato diverso, in tal senso riqualificato, del tutto diverso da quello originariamente contestato”, riconoscendo “la rilevante diversità dei due fatti, pur tra loro connessi”.

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