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Immagine d'archivio

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"Dirò a tuo padre che sei una squillo": lei ingaggia dei picchiatori e lo fa massacrare di botte

Il giudice ha condannato la donna e il suo complice a un anno e sei mesi per lesioni e danneggiamento. I picchiatori ingaggiati, accusati di tentata rapina, sono stati condannati a due anni e sei mesi

Una spedizione punitiva costata ai presunti mandanti  12mila euro, per indurre la vittima a lasciare l’Umbria e a non rivelare la doppia vita della donna per cui aveva perso la testa. Una vicenda - quella accaduta in provincia di Perugia nel 2012 ,che vede al centro un' avvenente ragazza di buona famiglia che ha deciso di fare la prostituta, i suoi “complici” e un cliente che si era invaghito di lei.

Oggi la vicenda è sbarcata in tribunale, davanti al primo collegio; dopo una breve camera di consiglio i giudici hanno condannato in primo grado la donna e il suo complice ad un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) per lesioni e danneggiamento, assolti invece dall’accusa di rapina. Condannati i due “picchiatori” per la rapina (derubricata in tentata rapina) a due anni e sei mesi di reclusione.

In base alla tesi accusatoria la tentata rapina in danno alla vittima altro non era che una “spedizione punitiva” al fine di indurlo a lasciare la regione, orchestrata dalla donna che avrebbe a sua volta incaricato complici per mettere in atto il suo piano. Ma perché una cittadina di buona famiglia, figlia di un ricco commerciante, avrebbe dovuto ricorrere a tanto? Secondo quanto ricostruito, l’imputata avrebbe avuto una doppia vita, ossia da tempo sarebbe stata dedita alla prostituzione, ma all’oscuro dei suoi familiari.

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