Condannato a sei anni per sfruttamento della prostituzione, sposa italiana e non può essere espulso

L'uomo aveva fattto ricorso al Tar contro la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione, poi le nuove nozze

Espulsioni Polizia

Condannato a sei anni per sfruttamento della prostituzione viene espulso con revoca del permesso di soggiorno, ma nel frattempo si è sposato con un’italiana e ottiene il titolo per rimanere in Umbria.

L’uomo, difeso dagli avvocati Guido Bacino e Fabio Buchicchio, ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro la decisione del Ministero dell’Interno e della Questura di Perugia, contro la revoca del “permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo” e contro l’ordine di “abbandono del territorio nazionale ... non appena vengano meno le inderogabili esigenze giudiziarie che ne impongono la permanenza in Italia”.

La revoca del permesso di soggiorno era l’immediata conseguenza della condanna del “Tribunale di Ancona alla pena di anni 6 di reclusione ed euro 6.000 di multa, per il reato di associazione a delinquere al fine di commettere una serie indeterminata di delitti volti al reclutamento di ragazze da destinare all’esercizio della prostituzione, nonché di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione stessa, violenza personale e minacce con lo scopo di mantenere il controllo ed il dominio sulle donne reclutate e sfruttate…”.

Il ricorso al Tar, però, è stato ritirato con dichiarazione di “non avere più interesse alla decisione della causa, avendo ottenuto un permesso di soggiorno per motivi familiari, rinnovato fino al ..., essendosi frattempo sposato con una cittadina italiana”.

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Ai giudici amministrativi non è rimasto che prendere atto della rinuncia e condannare il ricorrente “al pagamento delle spese di lite nella misura indicata in dispositivo, in ragione della pesante condanna riportata in sede penale” e al “al pagamento delle spese del giudizio in favore del Ministero dell’Interno, liquidate in 1.000 euro”.

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