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Da segreteria "a simbolo di una città": ecco la Sala Gialla di Palazzo dei Priori

Inaugurata la Sala Gialla di Palazzo dei Priori, alla presenza, tra gli altri, del sindaco Andrea Romizi e di tutta la Giunta, dell’Assessore Regionale alla Cultura Fernanda Cecchini, del Prefetto di Perugia Antonella De Miro

Una volta era una segreteria. Ora è un simbolo. E’ stata inaugurata questa mattina (mercoledì 8 luglio) la Sala Gialla di Palazzo dei Priori, alla presenza del Sindaco Andrea Romizi e di tutta la Giunta, dell’Assessore Regionale alla Cultura Fernanda Cecchini, del Prefetto di Perugia Antonella De Miro, della dottoressa Paola Passalacqua in rappresentanza della Soprintendenza di Perugia, di alcuni consiglieri comunali e delle maestranze e delle aziende che hanno svolto i lavori di restauro e manutenzione.

“Oggi – ha detto il sindaco Romizi- riusciamo a riconsegnare alla città questa sala, così come stiamo facendo anche con i quattro beni  artistici, la Fonte dei Tintori, il Pozzo di San Francesco, la Fonte di Maestà delle Volte, le Statue del Frontone e il complesso dell’Anfiteatro, individuati per le erogazioni liberali dell’Art Bonus. Per due di questi siamo già a buon punto –ha annunciato- e invito i cittadini ad approfittare dell’agevolazione fiscale prevista dall’Art Bonus per sostenere ancora la cultura. E’ un modo per riappropriarsi della propria città. Con l’ingegner Ricci stiamo facendo il giro del territorio per verificare quali altri beni abbiano necessità di essere riportati a nuova luce anche nelle frazioni”.

Il Sindaco ha quindi ricordato nuovi lavori che partiranno a breve, come quelli di riqualificazione di Piazza Grimana e la volontà di ridare nuova visibilità alle mura etrusche che sono un tratto identitario della città, troppo a lungo dimenticate.  “Si tratta di azioni -ha concluso il sindaco - che tutte, hanno come filo conduttore l’idea che la città riparte dai suoi beni culturali”.  Sull’utilizzo della Sala Gialla Romizi ha sottolineato che la volontà “è quella di farne un po’ il simbolo di una Perugia che si mette in movimento, una sorta di ufficio della creatività a disposizione della cittadinanza o anche uno scrigno della comunicazione per incontri periodici con la stampa”. La collaborazione tra le istituzioni e tra queste e le aziende private è stato, invece, l’aspetto che ha voluto sottolineare la Dott.ssa Passalacqua, in rappresentanza della Soprintendenza ai Beni Culturali di Perugia, che, ha auspicato, “spero possa continuare anche per il futuro. E’ stata ridata dignità a questa sala, che in passato era una cappella e che, quindi, ha un grande valore simbolico. Al momento è stato fatto un intervento prevalentemente manutentivo, ma molto altro c’è da fare e, probabilmente, potrebbe riservarci anche diverse sorprese”.
 

A spiegare gli interventi svolti è stato l’ingegnier Fabio Ricci che ha diretto i lavori per il Comune, che ha ribadito  il grande spirito di squadra tra istituzioni, aziende private e maestranze comunali, ringraziando tutti per   l’impegno, dagli operai della falegnameria comunale e gli elettricisti del Cantiere comunale, l’azienda Cecchini Impianti Snc, per gli impianti elettrici, l’azienda Zolfaroli Snc per il restauro del parquet, fino ai due restauratori, Francesco Rocchini e Elisa Becchetti, che si sono occupati del restauro pittorico delle   decorazioni  inferiori  della Sala Gialla, del ritocco cromatico delle parti lignee e restauro conservativo parziale della volta affrescata.
 

La parola è quindi passata al professor Franco Ivan Nucciarelli che, nella sua qualità di esperto di Iconografia, ha spiegato ai presenti la ricchezza delle pitture della Sala Gialla. “La Sala nasce come cappella palatina, ovvero come cappella privata del signore. Tutti i palazzi dell’epoca ne avevano una e Palazzo dei Priori non era da meno”. Nucciarelli si è quindi soffermato sulle pitture della sala, rappresentanti i santi patroni di Perugia Sant’Ercolano e San Ludovico di Tolosa, insieme a storie di San Francesco e San Domenico. “Se San Francesco e San Domenico stanno a rappresentare la forte connotazione sociale degli ordini da loro stessi fondati, che nel Duecento, risollevarono le sorti della Chiesa dalla forte crisi in cui   giaceva, e se tutti conosciamo l’importanza di San Costanzo per la città –ha detto- sicuramente meno   conosciuto è San Ludovico di Tolosa, figlio di Carlo d’Angiò Re di Napoli che, alla morte del padre e contro   il volere di tutta la famiglia, preferì farsi frate francescano piuttosto che diventare re di Napoli. Al suo posto lo divenne il fratello Roberto. Ludovico, che su pressione della stessa famiglia fu nominato da Papa Bonifacio VIII Vescovo di Tolosa, morì poco più che ventitreenne nel 1297 e la famiglia premette sul papa per canonizzarlo (1317) e poter avere così una sorta di avvocato in cielo che ne mettesse il potere a riparo da contestazioni e pretese. Nel dipinto al centro della volta della Sala Gialla, San Ludovico è riconoscibile dal pastorale di vescovo e dai gigli d’oro sullo sfondo blu del mantello, che richiamano la casa reale di Francia a cui appartenevano gli Angiò, oltre che dal saio francescano che appare sotto al ricco mantello”.

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