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Niente albero di Natale nell'atrio del Comune, la tradizione finisce qui

Contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti, e per decenni prima ancora, quest'anno niente albero di Natale a Palazzo dei Priori. Vi spieghiamo perché

Contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti, e per decenni prima ancora, quest’anno niente albero di Natale a Palazzo dei Priori. Vi spieghiamo perché. I perugini, ingordi di tradizione, si erano abituati all’albero e pure al presepe. Anche quando, in modo incongruo, capanna e pastori erano improvvidamente spuntati sopra la cassa quattrocentesca che pare dovesse contenere la pecunia del pubblico erario del libero Comune. Oggi quella cassa chiodata è bene in vista e libera da impicci. Com’è giusto.

Ma l’albero nell’atrio non c’è. Come di consueto, era stata chiesta a un vivaio (a titolo gratuito), da parte di dipendenti del Comune, una punta di abete, dell’altezza di 5-6 metri, per procedere alla realizzazione. Ma è vox populi che la cosa, giunta all’orecchio della soprintendenza, abbia suscitato una reazione sfavorevole (così la racconta il dipendente comunale che aveva preso l’iniziativa). Un rumor preciso, poi tradotto in diniego esplicito. Niente albero: lì non si può fare!

Tanto che i tradizionalisti comunali, amanti dell’albero, hanno dirottato il bel moncone d’abete sulla piazza di Monteluce, dove fa ora bella mostra di sé. Addirittura, pare che fosse stato posto un divieto anche sulla  realizzazione del presepe. Ma il sindaco, come si dice, ha puntato i piedi, disponendo il montaggio del presepe sulla controfacciata dell’ingresso, a fianco delle bestie Grifo e Leone, simbolo di forza e tradizione. E di palle… se proprio lo vogliamo dire! Deve aver dato forza al sindaco il fatto che tale presepe era stato realizzato dal Centro Sereni, Opera don Guanella, il che avrebbe di certo impedito richieste di autodafé da parte di chiunque. Almeno in un Paese civile. Bravo sindaco! Facciamo vedere che, se si vuole, si può essere decisionisti, a buon diritto.

Perugia, intanto, è senza il tradizionale albero del Comune. Niente di drammatico, per carità! Con tutti i problemi che ci sono, ti pare che si vada a fare una battaglia per l’albero? Eppure, i perugini vedono questa faccenda come un cattivo segno: appunto, con tutti i problemi che ci sono, valeva la pena di porre divieto alla realizzazione – facile e gratuita – di un elemento che appartiene alla tradizione? Una tradizione che si dipana da oltre un secolo, almeno a far capo dai primi del secolo breve, fino al periodo fascista e nei 70 anni di storia repubblicana. Perché, a di là di qualsiasi ideologia, fare l’albero non costituisce reato, non offende la pubblica decenza, non deturpa l’ambiente. Che sia fatto a casa nostra o in un luogo pubblico: nulla  quaestio.

Peraltro – si aggiunge – cosa c’era di impattante su un oggetto che sarebbe durato “lo spazio di un mattino”, destinato com’era a durare solo fino all’Epifania? Cattivo segno, quando la burocrazia e le disposizioni – legittime – finiscono con l’avere la meglio sulla memoria di storia e costume, radicati nella forza della tradizione, oltre che nella coscienza popolare. Perché la storia e la politica, la fede e la socialità sono fatte di simboli. Da salvare, sempre e comunque.

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