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Celebrazioni dei defunti, il Comune dimentica l'antifascista Mario Santucci

Un gruppo di cittadini di Porta Pesa ha voluto riparare un'involontaria omissione, portando un mazzo di fiori sulla tomba di Mario Santucci. Sull'incarto sta scritto "Gli amici della Pesa non dimenticano"

Ricorrenza dei defunti. Il Comune di Perugia onora tanti illustri personaggi la cui vicenda umana e politica s’intreccia strettamente con quella della città. Tante le corone e i mazzi di fiori deposti sui sepolcri. Ma qualcuna (inevitabilmente) ne manca. Non si tratta certamente di omissioni volute, ma di dimenticanze alle quali sarebbe utile rimediare per la ricorrenza del prossimo anno.

Un gruppo di cittadini di Porta Pesa ha voluto riparare un’involontaria omissione, portando un mazzo di fiori sulla tomba di Mario Santucci. Sull’incarto sta scritto “Gli amici della Pesa non dimenticano”.

Ma chi era Mario Santucci, di professione benzinaio? Ce lo racconta Giuliano Antonielli. Un antifascista, accusato  di aver scritto (con altri 30 giovani, nel 1941) sui muri alla Pesa  “Abbasso il duce” e “No alla guerra fascista”. L’accusa formale fu quella di aver brindato, presso la trattoria “Da Argentino” (Pagliacci), alla morte del figlio di Mussolini, Bruno, perito in un incidente aereo. Fu portato (con gli amici Porticelli e Pilini) alla sede dell’Ovra, in via Floramonti, 4, dove una lapide ricorda ancora l’episodio. Sottoposto a tortura e non resistendo ai tormenti inflitti, Santucci si buttò dalla finestra, precipitando pesantemente sul selciato. Soccorso dalla Croce Rossa di via Oberdan e portato all’ospedale di Monteluce, si salvò. Ma sarebbe morto, per i postumi di quegli eventi, il giorno di Natale di quattro anni dopo. Si dice che, oltre alle fratture, avesse riportato lo spappolamento del fegato, danni ai polmoni e ad altri organi interni. Alla Pesa lo ricordano come un patriota e un uomo di valore. E quanti intendono ricordarlo hanno voluto testimoniarlo ieri, a 71 anni dalla morte. Con quel semplice mazzo di fiori.

Oltre che all’altare della Patria, il Comune ha deposto (tra gli altri) corone e fiori presso le tombe del partigiano Mario Grecchi, del deputato socialista Alfredo Cotani, dell’architetto Guglielmo Calderini, del pittore Federico Faruffini, del sindaco Ugo Lupattelli, dei comunisti Armando Fedeli, Mario Angelucci e Gino Scaramucci, del partigiano Primo Ciabatti, di Josef Matuska (il ceko che morì per aver incautamente maneggiato una bomba durante un’esercitazione a Gualtarella), dell’alpino Valeriano Cucchi, dei frati di Monte Ripido, tra i quali l’incisore Diego Donati e lo storico Ugolino Nicolini.

I fiori mancavano, di certo, su quella di Walter Binni ed Elena Benvenuti, proprio di fronte alle tombe dei frati. Una mano anonima ha portato fiori, come sempre, sulla tomba (cenotafio) del sindacalista Furio Rosi, che organizzò il famoso sciopero della Gilda di San Marco, la ragazzina licenziata dalla Saffa per un errore di incollaggio. L’anno prossimo – ce lo auguriamo – si renderà onore anche a qualche altro concittadino meritevole, sfuggito, per ora, alla memoria degli amministratori.

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