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Droga e Mafia, la presidente Bindi: "Perugia resta centro primario dello spaccio"

La presidente della commissione anti-mafia, Rosy Bindi, ha fatto il punto sulle infiltrazioni e sul caso Gesenu in Umbria dopo un lungo summit con le istituzioni e le forze dell'ordine

Una giornata tutta "perugina" per la presidente della Commissione anti-mafia Rosy Bindi. La mattina, il summit con le istituzioni e forze dell'ordine in Prefettura per fare il punto su sicurezza, infiltrazioni mafiose e la bollente questione Gesenu. Il pomeriggio, con un anticipo di una mezz'ora sulla tabella di marcia, la schietta chiacchierata con i giornalisti sullo stato di salute dell'Umbria rispetto all'avanzata silenziosa del morbo mafioso all'interno dell'economia locale.

La presidente Bindi spiega subito che "l'Umbria e Perugia non sono territori in cui si può affermare che c'è un vero e proprio insediamento mafioso, come in altre regioni tipo la Lombardia. Questo non vuol dire che non ci siano infiltrazioni mafiose di organizzazioni nazionali ed internazionali: bisogna tenere altissima la vigilanza, perchè anche qui - come dimostrano inchieste giudiziarie importanti - ci sono evidenti segnali della loro presenza. dell'Umbria si può e si deve parlare di un'area che interessano ai poteri criminali, che tentano di infiltrarsi nell'economia privata e nella gestione dei servizi pubblici". Insomma l'Umbria non è stata colonizzata dalle mafie ma viene utilizzata per riciclaggio e come territorio neutro per affari sporchi. E i segnali sono chiari della presenza delle organizzazioni criminali: droga, mercato del sesso, infiltrazioni mafiose nei settori del turismo e dell'edilizia.

"Le morti per overdose a Perugia sono in forte calo, ma purtroppo il capoluogo umbro resta un centro primario nazionale per lo smistamento e la distribuzione di droga. Flussi gestiti da mafie nazionali e internazionali. Altro segnale molto pericoloso è il ricco mercato della prostituzione, poi ci sono le inchieste su infiltrazioni mafiose in settori tradizionali, come l'edilizia, e in altri meno tradizionali, come il turismo. Infine, ma che desta molta preoccupazione, c'è l'interdittiva anti-mafia sulla Gesenu che è il fulcro della gestione dei rifiuti in questa regione. A nostro giudizio sono necessari altri approfondimenti sia sul socio privato che su quello pubblico dopo gli appalti siciliani che sono alla base del provvedimento della Prefettura".

La Bindi si è volutamente soffermata sul rapporto mafie-rifiuti-servizi pubblici:  "In questa regione i poteri mafiosi si stanno legando anche all'economia privata, soprattutto ad alcuni settori, e anche alla gestione dei servizi pubblici. Il caso dei rifiuti - leggi Gesenu ndr - è un esempio evidente e credo che questo dica alle istituzioni che non si deve abbassare la guardia e non si deve avere paura di dire che anche l'Umbria puo' essere interessante e appetibile per le mafie".

Insomma l'Umbria è sempre di più a rischio "piovra" anche per questo la presidente Bindi e i membri della commissione anti-mafia hanno voluto quanto prima mettere in calendario l'appuntamento odierno con le istituzioni di casa nostra. Guai ad abbassare la guardia. 
 

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