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Colossale truffa alla Telecom, dopo tredici anni il caso delle telefonate rubate si chiude per prescrizione

Oltre 25mila chiamate rubate e 370mila euro di danni, ma non ci sono colpevoli. Con la prescrizione lo Stato evita la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione

La colossale truffa a danno della Telecom con migliaia di telefonate rubate era iniziata nel 2000 e arrivata in aula nel 2003, poi era finita spezzettata, stralciata, spedita ad altri tribunali italiani, cercando di evitare il termine della prescrizione solo grazie alla contestazione delle aggravanti per i reati di furto e truffa. Dopo tredici anni, però, la giustizia ha dovuto dichiarare il caso chiuso per intervenuta prescrizione.

All’inizio gli imputati erano settantanove e 802 persone offese (compresa la Telecom, talmente tanti che era stata chiesta l’autorizzazione a citare le 802 persone offese con lo strumento del “pubblico proclama”: cioè una una copia della notifica dell’udienza viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, un’altra è affissa nella casa comunale, un’altra in tribunale), 25.199 chiamate e 377mila euro di danni.

Secondo l’accusa gli imputati “allo scopo di far effettuare una serie di chiamate ai codici non geografici di riferimento, con l’intento, poi posto in essere, di non corrispondere quanto dovuto per tali telefonate, indotto in errore i diversi gestori di telefonia proprietari delle linee fisse che nell’ordine, procedeva all’installazione dell’utenza indicata, non riusciva a disattivare prontamente la stessa, fatturando inutilmente il costo delle telefonate”. In un solo giorno sarebbero state effettuate 429 chiamate, per un danno economico di 64.435 euro.

A Perugia erano rimasti 31 imputati, difesi dagli avvocati Tentori Montalto, Marmottini, Mattiangeli, Luccarini, Tedesco, Adorisio, Cavallucci, Pileri, Mucci, Lonero, Pesci, Zinci, Pasquini, Pettirossi e Bartolucci.

Secondo il compartimento della Polposta di Perugia, che aveva coordinato l’operazione in collaborazione con i compartimenti di Emilia Romagna, Toscana e Campania, la truffa funzionava secondo due modalità: con una “sottoscrizione” di servizi oppure tramite “intrusione” nelle linee telefoniche.

La frode con la sottoscrizione avveniva tramite l’attivazione di una o più linee telefoniche con la quali venivano prodotte chiamate di pochi secondi a numeri speciali (892, 899, 0088) ad un costo altissimo: 15 euro. Le bollette raggiungevano costi esorbitanti, ma non venivano pagate perché i componenti dei gruppi criminali e le società sparivano prima del recapito della richiesta di pagamento.

L’intrusione, avveniva attraverso la violazione delle linee telefoniche di ignari utenti. Dal telefono della vittima, infatti, partivano chiamate sempre verso i codici speciali, ad alto costo di connessione, ma a beneficio dei centri di servizio che avevano sottoscritto i contratti truffaldini a loro volta.

In questo caso ci sono stati anche danni “fisici”, in quanto per violare le linee telefoniche private sono state forzate le centraline della Telecom, con danni per migliaia di euro. Secondo la Polizia postale i truffati sono centinaia e risiedono in Umbria, Sardegna, Marche e Toscana.

Adesso il caso è chiuso e con la prescrizione lo Stato si salva dalla richiesta di ingiusta detenzione (ci furono degli arresti), ma non dalla probabile richiesta di risarcimento per giustizia lumaca così come previsto dalla legge Pinto.

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