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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

IL PERSONAGGIO La città del Grifo ricorda la nascita del suo massimo cantore in lingua perugina

Claudio Spinelli scrisse nove raccolte di poesia e piccole prose. Onorò la lingua del Grifo codificandone anche la scrittura

Anniversario con nostalgia, quello che ricorda alla città del Grifo la nascita del suo massimo cantore in lingua perugina: Claudio Spinelli. Venuto alla luce nello stesso giorno del massimo poeta perugino in italiano: Sandro Penna. Ossia il 12 giugno, per singolare coincidenza.

Figlio di un pasticcere (Dante) e di una casalinga (Concetta Giuglini), Claudio era nato in via della Viola, ma era cresciuto in via dell’Arco, in adiacenza al liceo ginnasio Annibale Mariotti. Oggi, grazie all’iniziativa della mia Accademia del Dónca, quella stradina è denominata “Via Claudio Spinelli” a perenne memoria. Claudio ricoprì con onore e competenza tanti incarichi che la civitas perusina volle attribuirgli.

Ebbe il prestigioso ruolo di presidente dell’Assemblea regionale e, per un breve periodo, fu anche assessore all’agricoltura. Presidente, tra l’altro, del Sodalizio San Martino, dell’Eca (Ente comunale assistenza, che erogava pasti e altri benefici ai bisognosi), dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, fu attivo in politica col PRI di cui fu esponente di punta.

Scrisse nove raccolte di poesia e piccole prose. Onorò la lingua del Grifo codificandone anche la scrittura, su indicazioni e consigli del massimo dialettologo magionese-perugino: l’indimenticabile amico Giovanni Moretti. Curò i volumi di Federico Berardi “La nostra Fontèna” e “La storia di Perugia” (insieme a Clara Canestrelli).

La sua opera (di 10 libri) è raccolta nel volume “Tutte le poesie” (1980-2002), edito da Guerra, il suo editore di sempre. La sua biografia è storicizzata da Gianfranco Ricci nel volume “Claudio, una vita, tante vite” (Volumnia). L’Accademia del Dónca e chi scrive hanno pubblicato vari inediti che i familiari ritrovarono tra le sue carte e che mi concessero l’onore di rendere pubblici.

Ricorda il grande Claudio nella poesia “Cent’anni”. “’L dodice giugno del dumil’e trenta / avrò cent’anne ’n caso mai ciarìvo / Si nvece gné la fo nu mmé sgomenta / che cambia poc’ormai n tra mort’o vivo. / N sarò tuquì, sarò sott’a n cipresso / benzì cent’anne ce l’avrò listesso”.

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