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Riti vodoo, sottomissione a colpi di frusta e immigrazione clandestina: pene pesanti per il clan nigeriano

Tutto questo accadeva a Perugia. La sentenza del Tribunale. Ragazzine sbattute sulla strada per alimentare il mercato del sesso

"Quando tornerà a casa la picchierò con la frusta, così imparerà a comportarsi bene": è una delle frasi intercettate dalla Polizia attribuita a Glory Osakpamwan, nigeriana, di professione "madame" dello sfruttamento della prostituzione e "azionista" dell'azienda di famiglia specializzata nell'importare a Perugia giovani ragazze da spedire in mezzo alla strada a vendere il proprio corpo. La "Madame" è stata condannata a 13 anni di carcere dal Tribunale di Perugia e dovrà risarcire le giovani sfruttate, picchiate e umiliate per una somma di 110mila euro.

L'associazione per delinquere e il favoreggiamento alla prostituzione - accertati dalla Corte d'Assise - era alimentata anche dal fratello della donna, Ernest, condannato a 14 anni (ed altri 110mila euro di risarcimento da pagare) e dal "soldato" Okusan Brigth, anche lui nigeriano, al quale è stata inflitta una pena di 7 anni e 28mila euro. Dal 2017, tutti e tre, si trovano in carcere. Il Procuratore Petrazzini aveva chiesto condanne ancora più pesanti: 59 anni di reclusione, la somma per gli indagati. Ma sono cadute le accuse di tratta di essere umani e riduzione di schiavitù. La Madame era solita soggiogare le ragazze, poverissime e venute in Italia con il sogno di un lavoro normale, addirittura con riti voodoo e minacce anche rivolte ai familiari rimasti in Nigeria. 

A far saltare questo sodalizio criminale e disumano è stato il coraggio di una 17enne, sbattuta a prostituirsi a Pian di Massiano, che si è ribellata ed ha raccontanto tutto alla Polizia. 

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