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Civitella d’Arna, per favore non chiamatela “sagra”... Un concerto così (per giunta gratis!) si sente solo nei grandi teatri

Civitella d’Arna, per favore non chiamatela “sagra”. Serata d’eccezione nella corte del castello Baldelli. Un concerto così si sente solo nei grandi teatri e… a caro prezzo. Chiamatela invece “festa”, proprio perché il presidente Lamberto Salvatori e i suoi hanno deciso di darle un’impronta inusuale, in grado di coniugare territorio, sapori e saperi, gusto e gusti, gastronomia e cultura alta. Il concerto “Armonie del cuore”, tenuto dal tenore assisiate Claudio Rocchi, ha offerto uno spaccato del canto lirico classico e modernissimo, coniugando la canzone napoletana con Puccini e Leoncavallo, Handel e De Curtis.

Claudio Rocchi è un tenore dall’intonazione perfetta, capace di interpretare con finezza e passione. D’altronde lo dimostra un curriculum che ha lo spessore di un volume della Treccani. Allievo di Luciano Pavarotti e di Bruson, interprete del raffinato spettacolo “Le donne di Puccini” per la regia di Maria Francesca Siciliani (la figlia del fondatore della Sagra musicale), seguito dal nostro grandissimo Maestro Stefano Ragni, con cui si esibisce spesso in concerto.

Già, Stefano Ragni, il perugino che si è inventato le “lezioni-concerto”, capace di grandi affabulazioni che mettono insieme un sapere di storico della musica con tanta arguzia. Anche stavolta Stefano ha raccontato trame e intrecci operistiche, ma anche scorci biografici da grande didatta. Chiamando in causa i presenti, coinvolgendo con le sue doti di affabile comunicatore. Sul palco, l’Incantico Orchestra con: Beata Vukor e Debora Marinelli (violini), Licia di Domenico (viola), Luca Rici (violoncello), Cathy Fiorucci (flauto), Annalisa Tinti (oboe), Emanuela Sinigaglia (clarinetto), Cristiano Fiorucci (clarinetto basso) e Chiara Ricci (corno). Una compagine perfettamente affiatata, capace di proporre “Por una cabeza” punteggiando con sapienza di sapore classico il celebre tango.

Il bis “O sole mio” a degno coronamento una serata che ha avuto carattere di eccezionalità. Gli spettatori riempivano la corte del castello e stipavano all’inverosimile gli accessi laterali. A riprova della verità che certe raffinatezze sono capaci di essere gustate non solo dai palati educati alla musica di qualità. Ma sono in grado di sedurre anche il cosiddetto pubblico “generalista”. Che, probabilmente, si adatta alle serate di liscio e zumpappà quando non c’è di meglio. Civitella dimostra che offrire il meglio è una scelta che paga.

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