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Città di Castello, addio all'ex sindaco Giuseppe Pannacci: è morto a 90 anni

E’ stato l’ex sindaco di Città di Castello dal 1980 al 1991, partigiano nella Seconda guerra mondiale ed esponente del Pci, dove ha ricoperto cariche a livello regionale e locale. Tutta la politica dell’Umbria e di Città di Castello è in lutto

Nella mattinata di venerdì 18 settembre è morto, all’età di 90 anni, Giuseppe Pannacci, conosciuto da tutti come Pino. E’ stato l’ex sindaco di Città di Castello dal 1980 al 1991, partigiano nella Seconda guerra mondiale ed esponente del Pci, dove ha ricoperto cariche a livello regionale e locale. Tutta la politica dell’Umbria e di Città di Castello è in lutto.

“La morte di Giuseppe Pannacci mi  rattrista molto - scrive l’assessore regionale Fernanda Cecchini - . Con lui ho iniziato ad avvicinarmi e ad appassionarmi alla   politica fin da giovanissima e con lui sindaco ho vissuto la mia   prima esperienza da consigliere comunale nel 1980. Era un uomo dai   forti sentimenti,  di grande passione che amava la sua città e   questo amore lo portava anche a confronti accesi pur di cercare   sempre il bene dei suoi e nostri concittadini. Ha amministrato Città di Castello - continua Cecchini - in un momento di forte transizione. Ma la sua lucidità, la sua concretezza e soprattutto   la sua lungimiranza lo hanno portato ad essere sempre   all’avanguardia dei processi politici ed amministrativi che   stavano cambiando l’Italia e gli Enti Locali. Da assessore   provinciale, con Ilvano Rasimelli presidente, sperimentò a Castello la nuova forma di assistenza che di fatto segnava il superamento della vecchia formula dei manicomi così come da   Sindaco anticipò sempre il cambiamento. Anche nella politica. Lui, che era uno degli esponenti storici del Pci tifernate, capì che era giunto il momento di concludere quell’esperienza e, senza   rinunciare alla proprie convinzioni, lavorò per dar vita ad una   nuova forma di partito. Mi unisco al dolore della famiglia, del   suo figlio Gianfranco in questo momento triste – conclude   l’assessore Cecchini – convinta che Città di Castello e l’Umbria   perdono un altro protagonista della nostra storia politica ed   amministrativa ed io perdo anche un amico”.

“Oggi se ne è andato un tifernate di grande impegno politico e di profondo rigore morale – ha dichiarato il sindaco tifernate Luciano Bacchetta – lo ricordiamo come animatore del dibattito umbro nella sua veste di esponente regionale del Pci e poi del Pds dal dopoguerra agli anni Novanta ed in particolare per la battaglia contro i manicomi, che portò avanti come assessore della provincia di Perugia. A nome della città e dell’amministrazione comunale esprimo cordoglio per la perdita e mi stringo alla famiglia in questo momento di dolore”.

“La scomparsa di Pino Pannacci provoca un dolore vero. Ha accompagnato e guidato tanta parte della vita della nostra città, della  politica regionale e tifernate e mia personale. Lo ha fatto con passione, generosità, intelligenza e trasparenza. Con coraggio – ha affermato il deputato tifernate Walter Verini – sono vicino, con affetto, alla sua famiglia e abbraccio forte Gianfranco”.

“Nel suo dna Giuseppe Pannacci aveva una straordinaria capacità di guardare al futuro, di innovare, fino a considerare con concretezza l’utopia. Perdiamo con lui un indiscusso e autorevole protagonista della storia della sinistra in Umbria – è quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nell’esprimere a nome suo personale e di tutta la Giunta regionale profondo cordoglio per la morte di Giuseppe Pannacci, e – sincera ed affettuosa vicinanza a suo figlio Gianfranco. Sembrerà contraddittorio – prosegue la presidente -, ma Giuseppe Pannacci era capace di un grande pragmatismo ed allo stesso tempo era un politico che amava l’utopia. Non a caso, con lui sindaco Pci di Città di Castello, negli anni ’80 nacque la Fiera delle utopie concrete il cui spirito di fondo era pensare in grande per realizzare in piccolo, con l’obiettivo della conversione ecologica dell’economia. Progetto che vide protagonista anche Alex Langer, leader dei primi movimenti ‘grünen’, altoatesino di lingua tedesca, che stabilì con Pannacci un connubio indissolubile e portò Città di Castello ad essere uno dei luoghi principali dell’elaborazione del pensiero ambientalista ed ecologista”.

“Ma Pino, come affettuosamente lo chiamavamo – aggiunge la presidente – era anche un amministratore pubblico mosso o motivato da passione, generosità, competenza, sempre ispirato dal suo fortissimo sentimento democratico. E’ sempre con lui che nascono le ‘assise della democrazia’, luoghi nei quali le amministrazioni locali, appunto, si aprivamo alla partecipazione popolare. Ed è da quelle esperienze che sono poi nati – come lo stesso Pannacci ha scritto ‘nuovi istituti di democrazia volti a favorire la partecipazione consapevole, il controllo popolare, la trasparenza, la qualità e l’equità del potere locale. Di Giuseppe Pannacci potremmo scrivere e ricordare molto altro, ma mi piace concludere questo breve ricordo sottolineando il fatto che questa sua profonda e convinta coscienza democratica affondava le radici – conclude Marini – nella storia della resistenza che lo vide volontario nel gruppo di combattimento ‘Cremona’. Ci mancherà molto la sua testimonianza di vita ma ci conforta il grande patrimonio ideale che ci lascia”.

“Giuseppe Pannacci indimenticato sindaco di Città di Castello, amministratore pubblico di grande serietà e lungimiranza politica, punto di riferimento storico della sinistra umbra e non solo lascia un vuoto incolmabile in quanti hanno avuto l’onore e il piacere di conoscerlo. Il suo impegno, la sua attività istituzionale e politica al servizio delle comunità locali, la sua rara capacità di dialogo e confronto rimarrà per sempre in tutti noi – ha dichiarato il vicepresidente dell’assemblea legislativa Marco Vinicio Guasticchi – sindaco per antonomasia, Pino Pannacci ha interpretato quel ruolo fondamentale di rappresentante di una comunità, dei cittadini che ha amministrato con passione politica, capacità e lungimiranza che rimarrà per sempre vivo e sarà un modello di riferimento anche per tutti coloro che a vari livelli istituzionali saranno chiamati a svolgerlo”.



 

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