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Ciaramicola, l'origine latina del nome perugino. Frammenti di classicità nel popolare dolce pasquale

La nostra “ciaramicola” è il noto dolce, un tempo riservato al periodo pasquale, per fare da contrappunto alla torta salata al formaggio

Frammenti di classicità nel nome del popolare dolce perugino. La nostra “ciaramicola” è il noto dolce, un tempo riservato al periodo pasquale, per fare da contrappunto alla torta salata al formaggio (in pagina l’interpretazione “gattesca” del pittore Sergio Cavallerin).

Il nome ne denuncia inequivocabilmente la diretta origine latina. È infatti composto da aggettivo e sostantivo latino (femminile, singolare) clara + mica. Clara, oltre che “famosa”, significa propriamente “chiara” (viene, tra l’altro, usata la chiara dell’uovo, che è bianca). Mica (“briciola, pizzico, granello”) è la mollica del pane e, per analogia, la parte più solida del dolce. In lingua perugina, il nome si pronuncia “ciaramiqla” (analogamente ai termini “brisqla”, “misqla”, “pàqqla”, che stanno rispettivamente per “gioco della briscola”, “mestolo” e “cispa degli occhi/caccola del naso”).

Dunque, l’impasto con zucchero, farina e alchermes (“archèmse”, in perugino), con la superficie (molle o a crosta) in albume d’uovo che gli conferisce il classico colore bianco, non è altro che la comune “ciaramicola” che oggi, in tempo di consumismo, si trova al forno in qualunque momento dell’anno.

L’uso dell’uovo, nella sua componente più spirituale (l’albume, da ALBUS = bianco), è peraltro riconducibile al simbolo della rinascita, in linea con la festività che celebra la resurrezione del Redentore.

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