Tabacchi, scommesse e immobili, così le mafie ripuliscono i soldi sporchi in Umbria

Il quadro emerge dalle carte di un procedimento giudiziario contro un'interdittiva antimafia della Prefettura di Perugia. La moglie faceva da prestanome al marito pregiudicato

Fa da prestanome al marito in odore di mafia e i Monopoli revocano la licenza “per il commercio di oggetti preziosi al dettaglio e per la raccolta di scommesse”.

La donna, assistita dall’avvocato Giuseppe Caforio, ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro Questura di Perugia, Ministero dell'Interno e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, contro la revoca delle licenze a seguito di un’informazione antimafia interdittiva, con tanto di cancellazione dall’elenco previsto per chi può svolgere tali attività.

L’inchiesta è nata dopo che la donna ha chiesto di poter trasferire la licenza di rivendita di tabacchi, oggetti preziosi e raccolta scommesse, in un’altra sede. A seguito di accertamenti effettuati dalla Polizia di Stato, però, venivano rilevati “elementi per ritenere sussistente il rischio di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa individuale ... Sussistono, in particolare, le condizioni da cui desumere i tentativi di infiltrazione mafiosa”. Per cui scattava l’interdittiva con “decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, attestazioni, abilitazioni ed erogazioni”.

La signora faceva ricorso al Tar “sostenendo l’insussistenza dei presupposti giuridici e fattuali legittimanti i minacciati provvedimenti e chiedendo l’immediata archiviazione dei procedimenti avviati”.

A far scattare le misure interdittive sarebbe stata la condizione del marito della donna, con condanne per “detenzione illegale di armi e munizioni continuata, ricettazione continuata”, ma anche “associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione continuata in concorso”. Nonché “la pregressa appartenenza del … al clan ... era stata accertata con uno specifico ruolo di gestione delle risorse economiche del clan e nell'intreccio di legami politico-clientelari atti a rinforzare il controllo sul territorio”, considerando anche “le frequentazioni pericolose - per di più in luoghi inspiegabilmente lontani sia dalla regione di origine che in quella di residenza … con appartenente alla ‘ndrangheta pregiudicato per omicidio volontario, danneggiamento, incendio e reati in materia di armi” relative ad un “pregiudicato per associazione a delinquere finalizzata all'acquisto, detenzione e vendita di valori bollati contraffatti, e con pregiudizi di polizia”. La Questura, inoltre, ha depositato “atti di indagine ed intercettazioni telefoniche” che fanno riferimento al marito della donna.

Per la Prefettura, inoltre, sarebbe incerta anche la “provenienza del denaro investito, oltre che in altri immobili, anche nella ..., la ricorrente argomenta in merito alla provenienza dei fondi che hanno condotto agli investimenti immobiliari (mutui bancari, donazioni e investimenti da parte di familiari e conoscenti)” e che le licenze siano state intestate “fittiziamente alla ricorrente dal coniuge” e che “quest’ultimo sia, di fatto, il reale titolare dell’attività commerciale in argomento”.

Secondo la Guardia di finanza, che ha proceduto ad un sequestro preventivo dei beni, sussiste una “esiguità della capacità reddituale dei coniugi, sia l’assenza di redditi idonei in capo al padre della donna a giustificare i cospicui bonifici da lui effettuati in favore di quest’ultima”. Inconsistenza patrimoniale che mal si concilia con “l’acquisto di due immobili situati nello stesso territorio del ..., nonché all’omessa comunicazione della loro movimentazione al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza competente, operata attraverso l’intestazione fittizia all’odierna ricorrente da parte del coniuge”.

Scorrendo agli atti delle indagini penali, inoltre, è certificata “l’incerta provenienza delle disponibilità finanziarie che hanno consentito inizialmente l’acquisto di beni immobili e dell’attività imprenditoriale in questione”. Anche “i mutui sono stati concessi grazie alla garanzia offerta attraverso precedenti acquisti immobiliari con fondi di non chiara provenienza”.

Il Consiglio di Stato, in sede di appello cautelare, ha osservato “che la capacità reddituale dichiarata dalla odierna appellante e dal coniuge ... non appare idonea a sostenere le esigenze di una famiglia di 5 persone ed ad onorare i numerosi mutui accessi dalla famiglia”.

Da qui il rigetto del ricorso e la conferma dell’interdittiva antimafia e di tutti gli atti conseguenti.

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