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Da stimato ingegnere alla chiamata di Dio, ordinato sacerdote il 44enne Antonio Paoletti

Perugia: Ordinato sacerdote don Antonio Paoletti nel santuario diocesano della Madonna di Fatima di Città della Pieve. L’arcivescovo emerito Chiaretti: “Gli amici de “La Voce” ti hanno definito “ingegnere della salvezza”

“La comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve, il 13 maggio, giorno della festa liturgica della Madonna di Fatima nell’anno del centenario delle apparizioni, ha ricevuto dal Signore un dono molto prezioso, fonte della sua ricchezza e vitalità”: il sacerdozio del quarantaquattrenne diacono Antonio Paoletti, già ingegnere, originario di Leonessa (Ri), nipote dell’arcivescovo emerito Giuseppe Chiaretti. Lo stesso presule, insieme al cardinale Gualtiero Bassetti, l’ha ordinato sacerdote in un gremito santuario della Madonna di Fatima in Città della Pieve, uno dei primi luoghi di culto in Italia dedicati alla Beata Vergine apparsa un secolo fa nella nota località portoghese

Il cardinale Bassetti, che ha voluto che fosse il suo “amato predecessore” a presiedere l’ordinazione di don Antonio, si è rivolto al suo neo presbitero con queste parole: “Carissimo Antonio, so che hai tanto desiderato di ricevere questo immenso dono di Dio in questo santuario oggi 13 maggio, giorno che dà inizio al compimento del centesimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima. Se vorrai essere fedele per tutta la vita ai tuoi impegni di ministro di Cristo, ti invito fin d’ora a contemplare la Vergine Maria. Essa sia innanzitutto per te modello di fede. La Santa Vergine, che per tutta la vita - come dice il Concilio Vaticano II - ha camminato nella fede ed ha ripetuto il “sì” dell’annunciazione fino ai piedi della croce, sia il tuo modello di carità. Se la invocherai e le starai vicino con amore di figlio, essa ti mostrerà continuamente il frutto del suo grembo: Gesù. E con Lui porterà nella tua vita di prete il suo amore, la sua pace, la sua gioia e il suo conforto. La Vergine Maria ti sia modello di unione con Cristo, in modo che il vivere sia per te Cristo - come diceva san Paolo - e nulla ti possa mai distogliere dal suo amore”.

L’arcivescovo Chiaretti, nell’omelia, ha tracciato una breve ma significativa biografia di don Antonio che Wviene da tradizioni culturali scientifiche, essendosi laureato all’Università dell’Aquila, con successiva specializzazione al Politecnico di Milano come ingegnere per l’ambiente. La sua famiglia, che è anche la mia, ha le sue radici ai piedi del Gran Sasso con la tradizione lavorativa dei migranti cardatori di lana, tra i quali ci fu anche un prete, lo zio don Matteo, che fu accolto nella Diocesi di Spoleto e trasferito come parroco nel leonessano, a Villa Bigioni, da cui provengono le nostre genitrici”.

“Ed ora sono qui – ha proseguito mons. Chiaretti – per ordinare prete questo mio nipote che viene anche lui da gente che sa di fatica, ma anche di fedeltà alla Chiesa. Tale fedeltà può costare pure la vita, come è avvenuto con un mio cugino, anche lui prete, don Concezio Chiaretti, giovane sacerdote di 27 anni noto alle cronache, che non posso non ricordare per più motivi, soprattutto perché sono l’ultimo testimone vivente della sua tragedia. Il 7 aprile 1944 celebrò la sua ultima messa nella sua e mia chiesa parrocchiale di Santa Maria a Leonessa, e io, piccolo chierichetto di undici anni, gliela servii. I tedeschi in ritirata lo catturarono e lo uccisero con altri 23 amici. Era il Venerdì Santo, alle ore 15: una parodia evidentemente blasfema d’una ben altra crocifissione”.

“Un’ordinazione veramente singolare, quindi, la presente – ha evidenziato l’arcivescovo emerito – , che ha per testimoni persone che hanno vissuto il loro sacerdozio con questo retroterra di sofferenza: motivi tutti per invocare ulteriormente la protezione della Vergine Maria, in questa chiesa-santuario di Città della Pieve, dove hanno lavorato anche artisti di Leonessa come i Boccanera. Qui oggi ricordiamo le sei apparizioni della Madonna ai tre pastorelli della terra portoghese avvenute cento anni fa … . In questo momento la statua pellegrina della Beata Vergine di Fatima si trova proprio a Leonessa, per poi essere trasferita nella vicina cittadina terremotata di Amatrice. Coincidenze, certamente, ma per noi piene di significato, che provocano ulteriormente, caro don Antonio, il dono totale della vita al servizio non solo di Dio, ma anche degli uomini in difficoltà, oggi tali per il terremoto, ieri per le violenze efferate, come quelle degli anni terribili della guerra”.

“Gli amici del settimanale “La Voce” – ha ricordato mons. Chiaretti avviandosi alla conclusione – ti hanno definito “ingegnere della salvezza” …, perché, come tanti amici qui presenti, auspicano che tu possa essere quella “pietra viva dell’edificio spirituale” di cui parla san Pietro, il primo Papa, nella sua lettera, attivando “un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio mediante Gesù Cristo”.

Don Antonio Paoletti, che con lui i sacerdoti diocesani hanno raggiunto il numero di 113, è stato circondato dai suoi familiari, dagli amici del Pontificio Seminario Umbro “Pio XI”, da numerosi sacerdoti e da tantissimi fedeli di Città della Pieve e delle parrocchie perugine dove ha prestato servizio negli anni di seminarista, Prepo-Ponte della Pietra-San Faustino, San Barnaba e Ponte San Giovanni”. 

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